POTRANNO MAI LE MIE PAROLE...

di Domy


Inspired by:
Max Gazzè, “Il timido ubriaco”,
“Cara Valentina”,
“La vita com’è”.

 

Punma si sollevò pigramente dalla sua poltrona e guardò gli altri, immersi nella più totale indolenza.
-Allora, lo iniziamo o no, questo allenamento?-
- Francamente – rispose Bretagna – non capisco perché dovremmo allenarci; voglio dire, non per sembrare cinico, ma il frigorifero mica deve allenarsi periodicamente per congelare la roba, lo fa e basta! –
Punma sospirò – Ok, dando per scontato che non funzioniamo come i frigoriferi, per restare nella tua metafora, anche il frigo, se lo tieni sempre spento, poi non funziona più! –
- Questo è un pericolo che non corriamo assolutamente! – obiettò Bretagna.
– Inoltre – continuò 008 - ti ricordo che gran parte dei nostri riflessi è legata al nostro cervello, che non è meccanico! –
- Ma io i riflessi ce li ho! –
- Si, quelli sulla tua testa pelata! –
Gli altri risero, mentre l’interessato snobbò la battuta.
- Fingerò di non aver sentito. Comunque mi spiace deludervi, ma non potrò essere dei vostri: mi sono ricordato che ho un appuntamento di lavoro! –
- Se è una scusa, questa volta fai una brutta fine! – disse Albert.
- E’ la verità, malfidato! –
- Mi sa che neanch’io ci sono – disse Joe un po’ imbarazzato – devo andare a spedire dei documenti con una certa urgenza! –
- Perfetto! – si rallegrò 007 seguendolo - Allora mi dai un passaggio! –
- Perfetto! – esclamò Punma - L’allenamento è rimandato anche stavolta! -

Bretagna doveva recarsi al teatro più che altro per questioni organizzative: le prove della nuova produzione in cui era stato assunto sarebbero iniziate a giorni e c’erano carte da visionare e persone da incontrare; quella mattina, in particolare, arrivavano alcuni rappresentanti degli sponsor dello spettacolo e quindi il regista aveva raccomandato un po’ a tutti di rendersi disponibili per le presentazioni.
Come previsto, c’era un gran via vai di gente e diverse mani da stringere, mani alle quali 007 aveva rinunciato a dare un volto; un tempo era molto più partecipe delle occasioni mondane, ma ormai la sua nuova vita gli aveva totalmente cambiato la lista delle priorità. Mentre si impegnava con perizia professionale a fingere estremo interesse verso le monotone chiacchiere del suo interlocutore, fu invitato a voltarsi da una voce vagamente familiare alle sue spalle.
- Bretagna, non ci credo! Sei proprio tu?! -
Il ricordo di una nuvola di riccioli biondi lunghi fin sotto la schiena e di un sorriso fresco e dolce si sovrappose all’immagine della donna con tailleur, trucco e capelli corti che aveva di fronte.
- Valentine…non ci posso credere! -

Joe si fece trovare puntuale all’appuntamento con 007 dopo aver sistemato le sue faccende. L’amico lo salutò e salì in auto accanto a lui. Dopo una decina di chilometri il ragazzo gli gettò un’occhiata perplessa.
- Che cosa c’è? Sei stranamente silenzioso…-
- Nulla…pensavo a una frase che devo aver letto tempo fa, forse dentro a una mostra di pittura; diceva: “proteggimi dai miei desideri”…-
Joe abbozzò un sorriso.
- Stai forse desiderando qualcosa che può portarti dei guai? –
007 trasalì.
- Eh?! No, no, che dici! Ho solo rivisto una vecchia amica! Non avevo sue notizie da anni…E’ la moglie di un tizio che collaborerà alla produzione, quindi non fare cattivi pensieri! –
- Io non faccio mai cattivi pensieri! Di solito sei tu, quello che li fa! -
Quando rientrarono, trovarono un Chang che sudava e sbuffava mentre cercava di ripulire il salotto a velocità accelerata.
– Che hai? Perché ti affanni in questo modo? – chiese Bretagna.
- Devo spicciarmi! Non posso metterci un secolo!!-
- Ma così non sfrutti appieno il momento! Niente è più catartico del fare le pulizie! –
- Non diresti così se dovessi anche occuparti del ristorante! E comunque ne riparliamo quando il turno toccherà a te!! -
- Si, va bene…- concluse eclissandosi al piano di sopra.
- Uh? Che succede? Non rimane qui a infierire? – fece Chang stupito, rivolgendosi a Joe.
- Nulla, ha semplicemente ritrovato un’amica di tanto tempo fa che, evidentemente, all’epoca, non gli era del tutto indifferente! Sai com’è fatto: quando un pezzo di passato gli si ripresenta di fronte diventa sempre un po’ nostalgico! –
- Ah. Beato lui, che ha pure il tempo di diventare nostalgico!!- commentò l’amico, riprendendo freneticamente a fare le pulizie.

Il giorno seguente il produttore aveva organizzato un piccolo cocktail in piscina e Valentine era lì insieme al marito, un uomo tanto largo quanto alto; effettivamente, non è che fosse particolarmente grasso: ciò che colpiva in lui erano i muscoli flaccidi e il colore bianchissimo della pelle, unita a dei tratti decisamente nordici e a un capello liscio e biondastro. Aveva sostenuto giusto un paio di chiacchiere con Bretagna e altre due persone e si era quasi assopito sulla sdraio accanto alla sua signora, favorito dal clima di quella giornata di inizio autunno e dal gioco dei riflessi sull’acqua della vasca.
Bretagna aveva continuato a parlare con lei, che non badava troppo al marito. Quando l’aveva vista l’ultima volta era appena una ragazza, eppure, guardandola dopo tanti anni, si poteva dire che il tempo l’avesse perfino migliorata: quel taglio di capelli un po’ anni trenta le metteva in risalto il lungo collo e il suo corpo, con indosso un bikini azzurro coperto appena da un trasparente ed elegante copricostume, era diventato terribilmente sexy!
- …Quindi ormai ti sei trasferito qui in Giappone! Come mai sei finito così lontano da Londra?–
Sicuramente Valentine, facendo quella domanda, non immaginava neanche lontanamente quanto complicata e spinosa potesse essere la risposta!
- A dire il vero è una lunga storia…- rispose, cercando mentalmente un racconto alternativo alla verità.
- Non importa: mi piacerebbe conoscerla! –
- Ecco, in realtà…- farfugliò a disagio, incapace di concentrarsi su una scusa qualunque.
- …in realtà è a te che non va di raccontarla! – sorrise lei, togliendolo dall’imbarazzo e cambiando subito argomento.
- Mi dicevano che non vieni quasi mai a questi incontri…- osservò la donna.
- E’ vero, ma non perché non voglia…è che alle volte il lavoro è tanto…-
“Non quello “ufficiale”, purtroppo!” pensò.
- Tu che ti fai prendere dal lavoro! Non avrei mai immaginato che saresti diventato così serioso!-
- Ma dai! Non sono cambiato poi tanto! –
“A chi la vado a raccontare?”
- Riflettendoci…-continuò Valentine – quando ci frequentavamo non prendevi le cose molto sul serio, ma subito dopo mi sono resa conto che già stavi modificando questo aspetto, anche perché, altrimenti, non saresti mai riuscito a fare tanta strada! –
- Già – rise lui un poco imbarazzato – il guaio è che prima ero totalmente privo di ambizioni e dopo sono caduto nell’ambizione più totale! Entrambe le strade, per ragioni diverse, hanno dato pessimi risultati! –
- E qual è la strada giusta, allora? –
- Fare le cose per il piacere di farle! Vivere di quello che ci piace è già una grossa ambizione, non ti pare? -
- Si – sospirò lei, sorseggiando il suo cocktail mentre con lo sguardo inseguiva un ricordo del passato – effettivamente, cercare di essere il numero uno, non porta molto benessere interiore! -
Era ipnotizzato dal suo profilo, dalle sue forme che si ergevano come un inno alla bellezza. Pensava che, se fosse stato nel marito, avrebbe adorato quelle forme, si sarebbe soffermato su ogni centimetro di quella pelle, perché non vi era un solo centimetro quadrato che non meriasse di essere ammirato…Invece, quell’uomo, la ignorava beatamente, all’infuori del fatto che una mano insolente le stava appoggiata tra l’inguine e la coscia, come ad affermare il possesso di un oggetto.
Quando fu rientrato, non riuscì a non condividere questa impressione con i suoi amici.
- Certi uomini non li capisco…- esordì quasi tra sé e sé mentre aiutava Chang ad apparecchiare.
- Ahi, l’incipit di questo discorso sa molto di femminile! – sorrise Punma, sollevando un poco la testa dal computer.
- Ma no! Mi riferisco al fatto che non si può avere accanto una donna meravigliosa e ignorarla! -
- Probabilmente, quando trascorri la vita con qualcuno, dai certe cose per scontate! – osservò l’amico continuando a fare ciò che stava facendo.
- Faccio fatica a crederlo! Guarda ad esempio Joe e Francoise! –
- Bè, che ne sai? – disse Joe cercando di sembrare serio – Magari tra qualche anno saremo così anche noi! –
- Che hai detto?! – esclamò la ragazza.
- Che c’è di male? – continuò lui, provocandola volutamente – Dopotutto è quasi un’evoluzione fisiologica! -
- Vorresti dire che, tra qualche anno, potresti considerarmi, che ne so, come una pianta del salotto? –
- Abbiamo piante nel salotto? –
- La cosa si fa grave! – ridacchiò Albert, seguito dal professor Gilmore che, fumando la pipa con un libro in mano, fingeva di non ascoltarli.
- Non preoccuparti, ti considererò sempre come la mia automobile! –
Francoise lo guardò tra l’allibito e l’infuriato, se non fosse che Joe rimediò subito all’equivoco.
- …nel senso che avrò continuamente cura di te, ti tratterò bene ovunque andremo e sarai ai miei occhi sempre bellissima e importante! – disse, circondandola con un breve abbraccio, mentre lei lo stringeva sorridente.
- Vedete? E’ così che dovrebbe essere! – disse 007, dando forza al suo discorso.
- Mentre gesticoli, porta a tavola il pollo. E non fare danni! – disse Chang, approfittando delle mani in posa teatrale per appioppargli un grosso piatto rovente!
- Resta il fatto che i nostri piccioncini non sono ancora sposati! Ne riparleremo dopo il matrimonio! – Jet canzonò la coppia, mentre 007 gli correva davanti a velocità supersonica verso il tavolo, trattenendo un urlo di dolore! Riprese imperterrito il discorso dopo essersi disfatto del vassoio e aver ricacciato una lacrima di sofferenza.
- Non la penso così! Ti assicuro che se fosse mia moglie la tratterei diversamente! –
- Tipico romanticismo di romanzo d’appendice! – commentò Jet.
- A proposito di romanzi d’appendice – disse Chang – una mia cliente mi raccontava qualche tempo fa un romanzetto che l’aveva commossa: parlava di due diciottenni che venivano separati dalla famiglia di lei e poi, dopo venticinque anni, coronavano il loro sogno d’amore…-
- E quindi? – 007 lo guardò scettico.
- Quindi, nel vostro caso, tu avresti settant’anni, il che toglie un bel po’ di romanticismo alla vicenda! –
- Ma come sei spiritoso! – ironizzò G.B., guardandolo di sbieco.

L’indomani non c’erano le prove, così a Bretagna parve paradossalmente una buona idea recarsi al ristorante di Chang per dare una mano insieme a Joe e Francoise, immaginando che almeno in questo modo si sarebbe distratto dai suoi inutili pensieri; invece, pareva proprio che il destino si divertisse un mondo a giocare con lui, dal momento che, in mezzo alle tre donne che avevano occupato in quell’istante il tavolo 19, c’era proprio lei! Pensò di defilarsi di nascosto nelle cucine e di uscire fuori con un altro aspetto, ma ormai Valentine l’aveva visto, dunque era perfettamente inutile darsi alla fuga; e poi, dopotutto, perché nascondersi? Non certo perché si vergognava di lavorare come cameriere, anzi: quella circostanza, normalmente, lo avrebbe perfino divertito! In realtà non riuscì a mettere bene a fuoco la ragione per cui una sorta di istinto animale gli stesse dicendo che scappare era meglio; in ogni caso, non aveva il tempo di comprenderlo perché si diresse automaticamente al tavolo a prendere l’ordinazione, sfoggiando un sorriso a trentasei denti! Valentine ricambiò il sorriso e non poté non fagli una battuta.
- Bretagna! Ma il lavoro presso il teatro non ti basta? Hai una famiglia da mantenere? –
- Nooo! Nessuna famiglia! E poi qui lavoro praticamente gratis: il proprietario è un mio caro amico e ogni tanto gli do una mano! –
- Oh! Non mi stupisce: per gli amici ti sei continuamente fatto in quattro, certamente molto più che per le donne! Quindi è per questo che sei sempre tanto impegnato e sei così misterioso? –
- Ehm…si! -
- Non preoccuparti, non lo dirò in giro. Sarà il nostro piccolo segreto! –
- Ah…eh, si! Grazie! Comunque non è un vero e proprio segreto, altrimenti farei il cameriere mascherato! –
Prese l’ordine e si diresse con nonchalance in cucina; non appena la porta si richiuse alle sue spalle acciuffò Francoise per i polsi e le parlò in modo supplichevole.
– E’ lei!!! Non immaginavo di trovarmela davanti!! –
- Lei chi? Che cosa c’è? – fece la ragazza, presa alla sprovvista.
- Valentine! E’ seduta a quel tavolo!! Ti prego, ascolta quello che si dicono: sono sicuro che stanno parlando di me!! –
- Innanzi tutto non è mia abitudine origliare le conversazioni della gente! –
- Ti pregooo!!! –
- Uff! E va bene! Chi è, la signora bionda? –
Sentir chiamare Valentine “signora” fece uno strano effetto a Bretagna, abituato a definirla “ragazza”! Tuttavia annuì e si mise in attesa del responso dell’ amica.
- Bè – esordì Francoise – la tipa col foulard rosso dice che sei simpatico! –
- Non mi interessa cosa dice quella! Voglio sapere che dice lei! –
- Lei ha risposto “già” e ha deciso di ordinare anche dei ravioli ai gamberi! –
La risposta lo stroncò leggermente e, quando andò a portare l’ordinazione aveva l’entusiasmo lievemente più basso, anche se non lo diede a vedere.
- Intendi per caso dichiararti entro la serata lavorativa? – gli domandò Chang ironicamente, appena fu rientrato in cucina.
- Dico, ma hai il quoziente intellettivo di una gallina lobotomizzata?? – saltò su lui.
- Stavo solo scherzando! Mi sa che questa storia ti sta facendo un brutto effetto! –
- Non c’è nessuna storia!! E’ sposata!! – la reazione fu alquanto esagerata. 007 tornò in sala con l’ordine del tavolo 5 e l’amico sospirò rassegnato.

- Allora, tutto bene signore? – domandò G.B. consegnando il conto.
- Benissimo! – sorrise Valentine – Dobbiamo lasciare la mancia al cameriere? –
- Ci mancherebbe! Lo sai che questo non è il mio vero lavoro! – rispose sorridendo.
- Bè, allora vuol dire che ricambierò il sevizio offrendoti qualcosa da bere. Che ne dici di passare a prendermi domani da casa, magari nel tardo pomeriggio? –
Quell’invito inaspettato parve avere su di lui lo stesso effetto di una lama affilata passata sulla lingua, visto che non riusciva neppure ad articolare una risposta!
- Ehr…ehm…es…si! Perché no?-
- Perfetto! Ti ho lasciato indirizzo e numero di telefono insieme al conto. Buon lavoro e…a presto!-
Salutò facendogli l’occhiolino e uscì ridendo con le amiche, mentre Bretagna era rimasto totalmente paralizzato. Chang aveva intravisto la scena dall’oblò della porta e aveva già intuito tutto.
- C’era da aspettarselo! Joe, abbiamo perso un cameriere! Ce la fai a sostituirlo? –
- Ma certo! Per fortuna è successo alla fine! – rise il ragazzo.
- Ah…e, per cortesia, potresti anche spostare “la statua di gesso” dal centro della sala e appoggiarla tra le suppellettili o nel ripostiglio? -
A fine serata Joe andò a chiudere l’ingresso mentre Francoise constatava che, fortunatamente, era finito quasi tutto quello che la cucina aveva preparato.
- Bene! – esclamò Chang soddisfatto – adesso, allora, cucino qualcosa per noi! –
- Riposati un po’! – disse la ragazza – Mentre Joe e Bretagna finiscono di svuotare i tavoli, preparo io qualche omelette! –
007 la guardò e tirò un sospiro che conteneva un’inflessione di incredulità.
- Pure le omelette, adesso? –
- Si, cos’hanno che non va? -
- Niente. E’ che questa cosa è collegata a un altro aspetto del periodo in cui frequentavo Valentine: ogni tanto veniva a casa mia e mi aiutava a cucinare qualcosa. Ricordo benissimo quando preparava le omelette: la guardavo affascinato dal fatto che le riuscissero perfettamente tonde…in tre secondi le girava e venivano fuori buonissime!-
- Cosa c’è di strano nelle omelette tonde? Come dovrebbero essere? –
- E’ che all’epoca cucinavo per sopravvivenza… Bè, quando le preparavo io, le omelette venivano fuori di ogni forma possibile e immaginabile: fiore, fungo, persino romboidali! Per non parlare dell’ effetto “esplosione nucleare”! Lei, invece, non sbagliava mai e sembrava semplice ogni cosa che faceva… –
“Che vuoi farci: tu indovini i tempi giusti per dire una battuta e io quelli giusti per girare l’omelette!” diceva lei.
“Che c’entrano i tempi?” 
“Come che c’entrano? Tutte le cose hanno un loro tempo!”
- …Io però non sono mai stato bravo coi tempi fuori dalla scena e così non ho mai indovinato quello giusto per dirle ciò che provavo per lei…poi il tempo passa e ti fa dimenticare anche le cose che ti sembravano importanti …-
“Un domani spero di sistemarmi con qualcuno che mi dia sicurezza, non con uno che beve dalla mattina alla sera!”
“Ha. Non mi sembrava di bere dalla mattina alla sera!”
Lei rise “Bretagna, ti va sempre di scherzare! Lo sai che non mi riferivo a te, ma a Joyce!”
- …Non seppi se sentirmi sollevato o definitivamente abbattuto: almeno non mi vedeva come un alcolista, forse ancora non ero e, dalle mie parti, l’usanza di alzare il gomito era parecchio diffusa, anche se l’incipit del vizio iniziava a manifestarsi a mia insaputa….comunque era innegabile che fosse attratta dal mio amico Joyce. Si, ma non lo voleva perché beveva troppo! Come dovevo vedere la cosa, dunque? E se Joyce provava anche lui qualcosa? Avrei fatto le scarpe al mio amico! Senza contare che non ero immune al vizio che lei criticava e poi…”dare sicurezza”, “sistemarsi”, “il futuro”…quei discorsi per me avevano delle sfumatura che andavano dal surreale al tedioso passando dall’inquietante! Nonostante tutto, una parte di me, molto molto nascosta, si vedeva già all’altare con lei! –
- E alla fine? Voglio dire, sostenevi di averla dimenticata col tempo…-
- E’ così: lei, alla fine, si è fidanzata con Joyce e io, dopo la storia con Sophie, mi sono perso tra lavoro e vizio, ma ci ho messo molto tempo prima di dimenticarla, perché, si, è vero, certi discorsi non mi appartenevano proprio, se affrontati su un piano serio, però sapevo che, in quel momento, l’amavo davvero. Sapevo di volerla trattenere con me, ma non riuscivo a dirle nulla…-
- Tu che non riesci a dire nulla a qualcuno?! E ti sei pure sempre permesso di prendermi in giro!- commentò Joe con un pizzico di risentimento.
- Veramente di parole ne usavo pure troppe, ma non quelle giuste! In quel periodo mi sentivo troppo fragile per sostenere un rifiuto, quindi preferii nascondermi e restare in una specie di limbo, aspettando che gli eventi stessi mi strappassero a quella situazione! –
- Davvero tanto coraggioso! – osservò Chang.
- Si, lo ammetto.
- Deve essere il tuo karma: ora che hai il coraggio la situazione non ti permette di esercitarlo! –
- Già. Temo che dovrò farmene una ragione! E poi, riflettendoci, ipotizzando che all’epoca mi fossi fatto avanti, probabilmente non sarebbe cambiato il destino di nessuno di noi due… io starei comunque qua con voi e lei avrebbe solo aggiunto un altro pezzo alla sua collezione di imbecilli da dimenticare!  –
Restarono tutti e quattro in silenzio, poi a Fran scappò la domanda che voleva fargli prima.
- Cosa intendevi quando hai detto che certi discorsi non ti appartenevano “se affrontati su un piano serio”?-
- Che su un piano non - serio li affrontavo: non sai a quante fanciulle ho detto che volevo portarle all’altare!-
- Ma…ma…sei…sei un..!!!!-
- Si, si, lo so! A mia discolpa posso solo dirti che ero brillo e nessuna donna con il cervello a posto darebbe retta alle castronerie di uno che ha bevuto! –
- Quindi contavi sull’intelligenza femminile? –
- Sempre! –
- Non cercare di lusingarmi! E poi forse eri troppo sciocco per sapere che una donna innamorata è disposta a credere qualunque cosa! –
- Stai distruggendomi il mito dell’intelligenza femminile? –
- No, però purtroppo è vero: quando ci innamoriamo diventiamo stupide! –

Valentine aprì la porta; il suo volto aveva un’espressione lievemente imbarazzata e stupita; Bretagna, forse, rimase più stupito di lei, perché colse in quel viso qualcosa di molto più simile al passato e, al tempo stesso, qualcosa di molto, molto differente che non riusciva a decifrare.
- Incredibile! – disse la donna – E’ la prima volta che ti vedo arrivare in anticipo a un appuntamento che non sia di lavoro! Pensa che non ho fatto ancora in tempo a truccarmi! –
“Il trucco: ecco che cos’era!” si disse 007, domandandosi come avesse fatto a non capirlo subito. La risposta gli arrivò indirettamente dalla frase che l’amica disse subito dopo:
- …E’ anche vero che con te non riesco a formalizzarmi: prima mi vedevi quasi sempre struccata! E pensare che oggi non mi vede così neppure mio marito! –
- Non capisco il problema: stai benissimo! –
- Dici così solo per farmi un complimento! Col passare degli anni non si riesce quasi più a fare a meno di curarsi il viso! E poi per noi donne, alle volte, truccarsi diventa addirittura fisiologico! E’ una cosa che voi uomini, non facendola, credo che non possiate capire…-
- Perché mai? Come fai a dire che anche io non sono truccato, in questo momento? –
Lo squadrò con la faccia curiosa.
- Uhm…perché non sei in scena? –
- Invece sono truccatissimo: ho preso questo aspetto per non tramortire le donne con la mia accecante bellezza!! –
Valentine rise e gli diede una pacca sul petto.
– Piantala! Vado un momento di là a sistemarmi; tu accomodati pure: se vuoi puoi leggere qualcosa, o versarti da bere. Fai come se fossi a casa tua! –
Bretagna rimase solo nel grande salone; si sedette con le mani incrociate sul bordo del divano, guardandosi intorno per cogliere qualcosa di più del mondo dove viveva ora quella persona dalla quale si era sentito così attratto per un breve periodo della sua vita. La stanza era elegante, arredata in stile anni settanta con una cura ossessiva del dettaglio.
“Sembra una quinta teatrale” pensò distrattamente, dicendosi poi che, evidentemente, era lui a essere un po’ troppo fissato con quelle cose. Non seppe perché, gli venne in mente il “modello femminile” che era diventato ultimamente il suo punto di riferimento: Francoise non si truccava quasi mai, a meno che non avesse un appuntamento importante o non andasse in qualche posto particolare; col tempo sarebbe diventata anche lei “cosmetico-dipendente”? La cosa gli parve improbabile!
Valentine venne fuori poco dopo, sistemata come la modella di una rivista, con i lucenti capelli biondi i cui ricci sembravano esser stati definiti uno a uno le labbra color rosso corallo perfettamente disegnate che le davano un’espressione sensuale ma non volgare, nonostante la tinta eccentrica. Si sedette accanto a lui e si accese una lunga e sottile sigaretta.
- Scusa se ti ho fatto aspettare. Spero non ti sia annoiato molto…-
- No, mi sono solo guardato un po’ attorno…-
- Bella vero? La casa, intendo…Alfred, quando sa che deve restare in un posto molto a lungo, spedisce almeno cinque mesi prima il suo uomo di fiducia in avanscoperta e lui gira tutte le agenzie finché non trova un appartamento ammobiliato che si confaccia al suo datore di lavoro! Una volta trovata, Alfred fa perfino “rifinire” i dettagli aggiungendo oggetti di suo gusto che poi rivenderà in rete o regalerà a persone che gli fanno comodo…-
- Bè, evidentemente può permetterselo…- rispose, spiegandosi anche perché quell’effetto da “quinta teatrale”: quel magnifico appartamento era vissuto quanto l’arredamento esposto dentro a un negozio di mobili! Niente a che vedere col ben più spartano salone di casa sua e dei suoi amici!
- E tu non scegli il posto insieme a lui, dal momento che vi spostate insieme? – domandò quasi ingenuamente. Valentine sollevò le spalle.
- A me va bene qualunque posto, tanto è tutto provvisorio. E poi non sarei in grado di scegliere qualcosa in modo così preciso!-
“Maniacale, direi!” aggiunse Bretagna tra sé.
- Comunque, quella faccenda del trucco…- riprese Valentine, con un sorriso che dava quasi la sensazione di volersi giustificare – è anche una sorta di deformazione professionale: tu lo sai che, già mentre stavo con Joyce, ho iniziato a lavorare come modella? –
- No, non ne sapevo niente! Lo fai ancora? –
- A dire il vero, ora sono un po’ troppo grande per questo tipo di cose! Anche se devo confessarti che, nonostante l’età, ogni tanto qualcuno mi chiede ancora dei servizi fotografici. Aspetta, ti faccio vedere le ultime foto che mi hanno fatto: sono appena di una settimana fa. – detto questo sfilò una grande busta da lettera, nera come la notte, dalla libreria a lato del divano e gliela porse.
- Che te ne pare? Le trovo magnifiche, anche se il fotografo ha lavorato un po’ con i ritocchi…-
Bretagna sfogliò le immagini patinate una a una e, dopo averle guardate tutte, le rispose.
- Non mi piacciono.
Lei non si aspettava quella risposta, detta con un’espressione seria e concentrata che aveva solo quando entrava in scena.
- Come mai? –
- Ti ha tolto l’anima…-
La seconda risposta la stupì ancor più della prima e anche lui si meravigliò di se stesso per avergliela data.
– Bè…tanti anni fa mi avresti detto questo solo leggendolo su un copione! –
- Magari anche adesso l’ho letto su un copione! – rise, camuffando l’imbarazzo.
- Non ci credo! – disse Valentine, guardandolo negli occhi – Sei migliorato, lo sai?
- Peggiorare era troppo complicato!
Con quelle battute, avevano spazzato via l’atmosfera imbarazzante che si era venuta a creare tra loro nell’appartamento. Decisero di uscire a fare una passeggiata, con l’impressione inconscia che stare nel “nido posticcio” creato da Alfred, in qualche modo, li condizionasse negativamente.
Si ritrovarono, dopo tanti anni, seduti insieme al tavolo di un bar. L’idea di partenza era quella di bere un the caldo, anche se non era decisamente l’orario tradizionale, e poi tornarsene a casa con tutta calma, dal momento che il marito di Valentine era impegnato in una cena di lavoro con i suoi stretti collaboratori e Bretagna non aveva certo un orario per ritirarsi. Chiacchierarono e risero, come se il tempo non fosse mai passato e, dopo circa un’ora, il the fu rimpiazzato da un paio di vodke fredde. Visto che ormai il ghiaccio era rotto, a Bretagna sfuggì un commento che avrebbe dovuto tenere per sé.
- Quando ti ho rivista con tuo marito sembravi completamente cambiata…ricordo che quando eri fidanzata con Joyce eri anche fin troppo espansiva, mentre l’altro giorno te ne stavi sulle tue come una vigilessa! –
La donna rise.
– E’ normale: di Joyce ero innamorata! –
- Vuoi dire che di Alfred non lo sei? –
Lei rimase un attimo in silenzio, con un sorriso lievemente malinconico, a fissare il contenuto del bicchiere.
– L’amore è effimero. –
- Come “effimero”? Intendi…effimero come un tramonto? Come la pulizia in un bagno pubblico? Come…questo bicchiere? –
Valentine rise di nuovo e mandò giù un sorso.
– Soprattutto l’ultima che hai detto!! –
A quel punto era evidente che la fanciulla fosse leggermente su di giri. Uscirono dal locale e Bretagna l’accompagnò a casa. Citofonò più volte, ma non vi era nessun segnale della presenza del marito. La donna si era appoggiata  completamente sulla sua spalla: il mondo le girava attorno come una trottola!
– Le chiavi sono nella borsetta! – biascicò appena. Fortunatamente la borsetta era semplicemente “di rappresentanza” e conteneva giusto un paio di cose, quindi trovare le chiavi non fu difficile: 007 ricordava ancora con terrore la mezz’ora passata a rovistare nella “borsetta” due metri per tre di Francoise quando lei, carica di spesa, gli aveva chiesto di aprire casa al posto suo che, come spesso capitava, aveva dimenticato le chiavi sulla scrivania! Entrarono a casa e Valentine fu deposta sul divano.
– Vuoi rimanere ancora un po’? Bevi qualcosa? – chiese lei.
- Ehm, no grazie…per stasera ho smesso di bere qualcosa! –
- Tanti anni fa avresti accettato…-
- Tanti anni fa ero alcolizzato! –
- Già…quasi dimenticavo…-
- Non preoccuparti: quando si sta così si dimentica perfino il proprio nome! –
- Mi sembra di essere di pietra…ho sonno e non riesco a muovermi…-
Bretagna se la rideva di nascosto: era proprio buffa, e sembrava una ragazzina appena rientrata da una serata di bagordi con le amiche!
- …mi porteresti a letto? –
- C…come, scusa? –
- Mi. Porteresti. A. Letto? – cercò di scandire. L’uomo capì che, evidentemente, non intendeva ciò che lui aveva pensato! La risollevò di peso dal divano e, faticosamente, l’adagiò sul letto, rischiando quasi di cascarle addosso; nell’”incidente” si ritrovò con le braccia di lei attorno al collo, a due centimetri dal suo viso. Valentine lo guardò dritto negli occhi.
– Avrei dovuto stare con te, al posto di Joyce...Ho sbagliato proprio tutto…- dopo aver sussurrato questa frase, chiuse gli occhi e si addormentò di colpo, lasciando il suo accompagnatore in una sorta di stato di apnea per un tempo non definibile. Bretagna cercò di riprendersi, mettendosi un attimo seduto ai piedi del letto matrimoniale; si passò una mano sul viso e lanciò un’occhiata alla splendida creatura addormentata. Le sfilò le scarpe con quei tacchi altissimi che a lui sembravano trampoli antigravitazionali e la coprì premurosamente con il lenzuolo.
- Sarà meglio che vada -  le disse, pur sapendo di non essere ascoltato – anche perché la scena che verrebbe adesso, senza di te che dici la battuta “cielo, mio marito!”, non funzionerebbe bene! – Riprese il cappello e uscì tirando la porta.
Il mattino seguente Bretagna sbirciò con prudenza in cucina: per fortuna Chang era uscito, mattiniero come sempre, e l’attore fu lieto di essersi sottratto al suo interrogatorio. Prese la sua tazza di caffè e il pacco dei biscotti e se ne andò su una delle poltrone in soggiorno, dove, ennesimo colpo di fortuna, c’era solo Joe, concentratissimo sul suo computer. Il ragazzo si limitò a salutarlo alzando lo sguardo e a dirgli:
- Ieri sei rientrato tardi…-
- Si. – gli rispose semplicemente; non c’era bisogno di aggiungere altro: conversazione pulita, diretta ed essenziale, rilassante preludio alla colazione. Joe era la persona più discreta del mondo. Ma si era rallegrato troppo in fretta, perché, quando dalle scale scese “il ciclone” Jet, fu praticamente costretto a vuotare il sacco e a raccontare tutto quello che era successo la sera prima!
– E perché non le sei saltato addosso?! – chiese l’amico, quasi scandalizzato.
“L’immensa delicatezza di Jet quando parla di certi argomenti!!”
- Che domanda sarebbe? –
- Me lo chiedi pure? Fai sempre cose sconclusionate e inopportune, non esiti a buttarti quando non dovresti e, per una volta che sei tenuto a farlo, non lo fai!! Giuro che sei più incomprensibile e folle di una donna!! Senza capo né coda e ambiguo proprio come una femmina!!!-
- Non dovresti parlare così davanti a una donna! – protestò 007.
- Allora ammetti di esserlo? –
Lo sguardo eloquente di Bretagna gli suggerì di voltarsi: alle sue spalle stava una furente e silenziosa Françoise, che lo fissava torva con le braccia conserte, facendogli provare un brivido di terrore!
– Quindi è questo ciò che pensi di me?! –
- N…non di te…Delle donne! –
- E io che sarei?!?-
- Dille che i suoi ormoni maschili t’hanno confuso! – suggerì Bretagna a bassa voce, fulminato dall’amica.
– Ti consiglio di non metterti nei guai anche tu!! –
Joe assisteva alla scena, nascondendo accuratamente la sua risata silenziosa dietro allo schermo del computer!
– Francoise, tu sei diversa dalle altre! – provò a giustificarsi Jet.
– Lo credo bene: sono costretta a sopportarvi tutto il giorno! Un’altra vi avrebbe già disintegrati uno a uno con un lanciafiamme!! – quella frase fece sbarrare gli occhi a Joe, che riprese due secondi dopo a ridere più forte, facendosi scoprire!
- Joe, tu sottovaluti la situazione: dovresti provare a vivere tutti i giorni con otto donne, per capire cosa significa! –
- Oddio…! – commentò Jet, immaginando con terrore la cosa e guadagnandosi un’altra occhiataccia!
– Poverina, ha ragione! – sospirò Bretagna – Se continua a frequentare solo maschi, finisce che ci diventa lesbica! –
- Sta con Joe, l’unico che se entra in un circolo di lesbiche, le converte con lo sguardo! –
- Jet!! – esclamò l’amico tirato in causa.
Francoise scosse il capo e si rivolse alla preparazione del biberon di Ivan borbottando: – Continua pure a dare saggi consigli come “saltale addosso”! –
- Ah, già, è vero: parlavamo di te!! – ricordò Jet, voltandosi di nuovo verso l’inglese.
“Non mi pareva vero che fosse riuscito a conquistarsi la scena!” pensò 007, rassegnato.
– Perché non le sei saltato addosso? –
- Perché non è corretto saltare addosso a una persona ubriaca quando tu sei sobrio! –
- Ma se hai detto che ha bevuto solo mezzo bicchiere di vodka! –
- Si, ma è pure mezza astemia, così è diventata mezza ubriaca! –
- Potevi fingere di essere ubriaco anche tu e il giorno dopo ti saresti scusato! –
- Non posso credere che ragioni così! – disse Joe, con tono di rimprovero.
– Certo che ragiono così, come tutti gli uomini! Tu cosa sei, un angioletto? –
Joe non raccolse la provocazione e Bretagna ne approfittò per allontanarsi. Jet si voltò, ritrovandosi a parlare con la poltrona vuota!
– E’ sgusciato via come un vigliacco, guarda tu!
- Mi sembra l’atteggiamento più sensato, considerando quello che stai dicendo!
- Joe, scherzi a parte, ma se una donna si mette a fare la civetta con un uomo, se lo merita che qualcuno le metta sopra le mani!
Quell’affermazione distolse letteralmente l’attenzione di Françoise da ciò stava facendo.
- Quindi, se una donna, lo ammetto, stupidamente, vuole solo giocare un po’, merita di essere violentata?!
- Non ho detto questo!! Chi ha parlato di violenza??! Intendevo solo che provocare non è una cosa carina e devi aspettartelo che qualcuno risponda alle provocazioni!!
- Invece non bisognerebbe mai cedere alle provocazioni! – obiettò la francesina, incrociando le braccia: Jet non lo sapeva, ma Françoise, in fatto di resistenza psicologica e forza interiore, era una specie di samurai! Nessuno di loro poteva anche solo immaginare quanto spesso dietro ai candidi cigni e alle leggiadre creature che popolano il mondo della danza si nascondessero terribili streghe dalla lingua velenosa!!
- Siii? – fece ironico l’amico – E allora quand’è che i provocatori la piantano di provocare?
- Bè…- la ragazza esitò un momento: se ogni tanto avesse assestato un bello schiaffo a certe odiosissime vipere le avrebbe in qualche modo “educate”? Scosse la testa e rispose determinata:
- Devi considerare che molto spesso rispondere alle provocazioni ti si ritorce contro, facendoti passare dalla parte del torto!
- Ma almeno ti fa togliere tante soddisfazioni! – decisamente Jet non aveva mai vissuto in un mondo governato da pace e diplomazia! – E tu, Joe, cosa pensi? – disse all’amico, che ascoltava riflettendo in silenzio.
- Io…- tentennò, indeciso su a chi dare ragione e per niente volenteroso di continuare certe “disquisizioni filosofiche” – Veramente stavi parlando di Bretagna!
- Ah, già! Comunque, se va avanti così, il nostro pelatino non combinerà proprio niente, con quella tipa! –
- Magari non vuole combinarci niente! – provò a fargli notare Joe – Oppure vuole qualcosa di più di una notte di sesso! –
- Questo sarebbe un grosso errore…e un grosso guaio! –

Bretagna aveva appena finito le prove e stava salutando alcuni colleghi. Non si aspettava davvero di trovarsi nuovamente di fronte a Valentine, che se ne stava appoggiata al bancone del bar del teatro, sempre perfetta come al solito.
- Ciao! – lo salutò con entusiasmo.
- Ciao! – le rispose – Ti sei ripresa da ieri sera? –
Lei rise imbarazzata. – Si, si! Per fortuna non avevo esagerato troppo! Stamattina avevo appena un leggero mal di testa, ma è passato con il caffè! –
- Aah! Dio benedica l’inventore del caffè! –
- Però, a parte la sbronza involontaria, ieri mi sono davvero divertita! –
- Ci credo: ti ho perfino portata a letto!  -
La donna sbiancò di colpo in viso per poi diventare rossa come se avesse preso fuoco e iniziò a farfugliare qualcosa con lo sguardo disorientato.
- C…che dici?! Io…non ricordo nulla!! Cioè…mi stai dicendo c…che tu e…io?! –
- Mha, più che altro tu! –
Ora l’espressione del volto si fece decisamente interrogativa.
- …più che altro tu hai dormito da sola nel tuo letto dopo essere letteralmente svenuta nei pressi del divano, nei due secondi successivi l’apertura della porta d’ingresso! –
Attimo di silenzio, nel quale Valentine riprese il suo normale colorito e lui si piegò in due dalle risate.
- Sei sempre così sfrontato? – disse lei, lanciandogli un’occhiataccia.
- Se faccio così è per nascondere la mia grande timidezza! – rispose riprendendosi.
- Ma va là! Tu non conosci neppure il significato di questa parola!!- esclamò Valentine, ridendo anche lei, mentre lo colpiva con la pochette.
- Comunque, se fosse successo davvero qualcosa, avrei preferito che almeno te ne fossi ricordata! –
- Quello sarebbe dipeso da te! – rispose lei con uno sguardo malizioso, facendogli una linguaccia subito dopo, mentre 007 continuava a ridere. Poi si fece riflessiva.
- E’ possibile che, dopo che ci siamo persi di vista e che ti sei lasciato con Sophie, tu non abbia avuto nessuna storia seria? –
- Vedi, ammesso che fossi stato serio io, “attore alcolizzato” è una pessima reputazione. Se fosse l’etichetta su un prodotto, nessuno lo comprerebbe! – disse con un velo di rimpianto, interrotto dalla telefonata di Heinrich che lo riportò alla realtà: aveva un appuntamento di “lavoro” con il suo amico e se ne era completamente dimenticato!
- Maledizione!! Albert mi ucciderà! E’ già lì, puntuale come un tedesco!  -
- Perché, gli inglesi non sono puntuali?- domandò quasi ingenuamente, mentre lui rimetteva il soprabito e filava via a razzo.
- Non io! –
Come facilmente intuibile, Albert comprese subito che la causa del ritardo non erano state esattamente le prove e la cosa non gli piacque… Fecero quello che era il sopralluogo preliminare per la nuova missione che avrebbero dovuto affrontare di lì a pochi giorni e si rimisero in auto. Lungo la strada di ritorno l’amico cercò di palesargli con discrezione le sue perplessità…
- Comprendo che tu sia preso dall’incontro che hai avuto recentemente, ma devi stare attento a non farti prendere troppo la mano da questa situazione. –
- Quale situazione?- rispose l’amico, mettendosi inconsciamente sulle difensive.
- Non cascare dalle nuvole: parlo del fatto che intendi frequentare la tua vecchia amica.-
- Innanzi tutto non intendo frequentarla: siamo solo usciti una sera! Non ti sembra di esagerare? –
- Non esagero: è da quando l’hai rivista che sei completamente distratto. –
- Io sono distratto di natura! –
- Appunto! Se ci unisci anche questo ti farai accoppare dai Black Ghost direttamente la prossima volta che li affrontiamo! -
- Non sono distratto fino a questo punto!-
- Ma lo diventi, quando i tuoi sentimenti prendono il sopravvento. –
La frase era tipica di Heinrich, come se lui non ne avesse, di sentimenti!
- Quindi? – domandò leggermente irritato, mentre Albert parcheggiava in garage - Cosa c’è che non va in questo? –.
- E’ una donna sposata!! Ti pare poco? Non che questo sia troppo importante, rispetto al vero “problema” creato da questa faccenda, però, tra l’altro, l’hai sempre detto tu che la donna degli altri è sacra! -
- Ed è vero, però…-
- …Però questo non vale se la donna in questione ti piace e suo marito ti sta antipatico, vero? –
- Come fai a dire che mi sta antipatico? –
- Bè, l’altro giorno lo hai definito “la copia ammosciata di Donald Trump”! Se questa frase manifesta simpatia, allora sono io che non capisco niente! -
- Dai, Albert, non prendermi in giro anche tu…-
- Non ti sto prendendo in giro: ti sto semplicemente ricordando i tuoi principi e trovo che, in certe situazioni, un po’ di auto analisi non guasti! – detto questo lo lasciò da solo a riflettere. Era vero: se ci fosse stato un altro al suo posto lui non avrebbe esitato a bacchettarlo!
- Bene: la coerenza con i propri principi è sinonimo di saggezza e maturità, dunque, da questo punto di vista, ho la coerenza di una banderuola e la saggezza di un invertebrato! -

- Ma tu te la ricordi Jane Higgins? –
Bretagna tirò un sorso di caffè, sfogliando con lo sguardo un inesistente archivio della memoria che, invece, Valentine dimostrava di possedere a pieno titolo.
- Vagamente… Ho delle impressioni inquietanti: riusciva a sfruttare mirabilmente i sensi di colpa che induceva negli altri; sono certo che sarà diventata un’ottima madre! –
- Oh! E da quando fai battute così ironiche e ciniche? –
- Da sempre! Almeno due minuti ogni dodici ore! –
Valentine scosse la testa con un sorriso.
- Allora te lo ricordi di quella volta che costrinse te e Ken a elemosinare alla sua padrona di casa un altro mese di proroga dell’affitto perché si era spesa tutti i soldi per andare a una festa?
- Come dimenticarlo? Si mise a piangere, dicendo che era sola al mondo, che a nessuno importava di lei e che tutti i suoi amici erano solo degli egoisti e noi, stupidamente, affrontammo la “nonnina”, che era in realtà un armadio a sei ante con la parrucca, rischiando pure di essere picchiati!
- Ancora non capisco perché accettasti! – disse lei, tra le risate.
- Come si fa a dire di no a una donna in lacrime?
- Così: no! Certo che tu con le donne avevi proprio un rapporto strano! Sai una cosa buffa che mi ricordo? –
- Un’altra? –
- Si! Una volta mi misi a chiacchierare con Melanie…te la ricordi Melanie, vero?-
- Come no! – pausa di silenzio e sguardo vacuo – Chi era? –
Valentine si piegò in due dal ridere.
- Come sarebbe “chi era”? I primi tempi che ho iniziato a frequentare casa vostra veniva a letto con te almeno un giorno si e un giorno no! –
Per poco 007 non si strozzava con il caffè! L’argomento si faceva imbarazzante, tanto più che Bretagna non ricordava neppure un singolo lineamento della persona di cui la donna aveva fatto il nome e iniziò a domandarsi se questa storia non fosse stata piuttosto una “leggenda” messa in giro da qualche comune amico; poi, spulciando a velocità supersonica nel solito archivio della memoria, giunse alle conclusioni che: a) la donzella in questione non rappresentasse assolutamente niente per lui; b) che, effettivamente, in quel periodo lui non era affatto lucido!
- Ehm…va bene. Che diceva, Melanie?-
- Che si divertiva a venire a letto con te perché eri molto fantasioso e ogni volta era come andarci con una persona diversa! –
- C…che cosa?!? – esclamò diventando bordeaux.
- Si! – continuò lei ridendo – Diceva che ogni volta utilizzavi dei comportamenti e degli approcci differenti! –
- A parte che non immaginavo di sapere delle informazioni di questo tipo su di me a distanza di anni, ma la cosa non mi sembra tanto strana: tutte le persone possono sembrare diverse da una volta all’altra, qualsiasi cosa stiano facendo! Prendi l’esempio di un calciatore: mica gioca tutte le partite allo stesso modo! –
- No, non era questo che intendeva: lei diceva che era proprio come se tu ti identificassi in personaggi diversi! Era come se una volta amassi come amerebbe Amleto e una volta lo facessi come lo farebbe Romeo o, addirittura, Iago! –
- Senti, non saprei…non sono solo le donne a recitare a letto? –
- A quanto pare, no! –
- Allora…si vede che riesco a essere me stesso solo quando sono con qualcuno che amo davvero. Magari sarò un po’ più monotono, ma sicuramente più sincero! –
- E…come sei quando sei te stesso? – chiese lei tra lo scherzoso e il malizioso. Lui si sentì un attimo destabilizzato, poi continuò a stare al gioco.
- Non lo so. Se vuoi puoi verificarlo tu e poi me lo dici!
- Ah! Ci siamo fatti di nuovo sfacciati, vero? –
Lo scherzo era per lui molto meno scherzo di quel che poteva sembrare, ma Bretagna pensò che questa cosa non fosse stata per niente colta da Valentine.
- Sono sfacciato da sempre! Per nascondere la timidezza, non ricordi? Vuoi che ti riaccompagni a casa? –
- No, sono appena le ventitré e, considerando quanto caffè hai bevuto, dovresti restare sveglio per almeno metà nottata!
- Quindi?
- …Quindi approfittiamone per fare un giro! Ho voglia di stare in un posto tranquillo: se non mi accompagni tu ci vado comunque da sola!
- E dove vorresti andare?
007 si stupì quando l’amica si fece portare in un campo da golf situato fuori città, a quell’ora deserto. Lei si tolse le scarpe coi tacchi per camminare nel prato all’inglese e, stesa a terra la stola che le copriva le spalle, vi si sdraiò sopra a guardare le stelle. Bretagna vi si mise accanto, anche se la situazione lo agitava non poco. Valentine ruppe il silenzio, sottraendolo all’insana tentazione di baciarla che si stava facendo strada nella sua mente, complici il buio e il silenzio.
- Dai, raccontami una storia! – gli disse all’improvviso.
- Una storia? Facciamo una storia d’amore struggente? –
- No, non struggente: normale! –
- Ma così non c’è gusto! Cosa ti racconto, che John e Mary sono compagni di scuola, poi un giorno lui la invita a bere qualcosa, le tocca casualmente la mano, arrossiscono entrambi e si dichiarano il loro eterno amore che si scioglierà il weekend successivo? –
- Ma dai! Allora raccontami una storia fantastica…magari una leggenda! –
- Si, mi ricordo che tanti anni fa ti piacevano le vecchie storie di elfi e folletti…-
-Te lo ricordi?-
- Si: non conoscevo molte ragazze che le amassero! –
“La verità è semplicemente che, quando ti piace una persona, ricordi praticamente ogni cosa di lei!” 
- Va bene, ho trovato… Vediamo se sai questa ballata: “Vi proibisco, fanciulle graziose, che avete la chioma dorata, di recarvi laggiù a Carterhaugh, di Tam Lin la dimora fatata. Chiunque per Carterhaugh passi, per pegno dell’insensatezza, lasciargli dovrà anelli o mantelli…”
- “…o cedergli la sua purezza”!- Valentine completò la frase insieme a lui e poi rise.
- La conosci! –
- Certo!–
- Oh. Non lo sapevo…se vuoi te ne dico un’altra.
- No, mi piaceva ascoltarla da te…e poi è la mia preferita: una delle poche dove è la principessa a salvare il cavaliere! –
- Già…quindi una storia più realistica! –
- Dipende…io non sono mai riuscita a salvare il mio cavaliere…- disse lei con una sorta di rimpianto nella voce.
- Ci sono cavalieri che proprio non vogliono essere salvati!- aggiunse G.B., riferendosi più a se stesso che al vecchio compagno dell’amica.
- Guarda! Una stella cadente! – esclamò Valentine, indicando la scia luminosa che attraversava il cielo – Hai espresso un desiderio? Tu che cosa vorresti? -
“ Cosa vorrei? Vorrei che, dopo tanti anni, ti accorgessi di me… vorrei che capissi quanto stai sbagliando a vivere con un uomo che hai sposato senza amore…vorrei che tu fossi felice…Che fossi felice…anche senza di me? Mi sembra che l’unica cosa che sto facendo sia avvolgerti e stordirti con le parole…Se almeno servisse a qualcosa! In fondo, possiedo solo tante parole…e se le parole non servono a niente, allora sono come una bottiglia vuota…”

Era un po’ difficile rientrare in un appartamento abitato da nove persone e non incontrare mai nessuno, ma proprio nessuno. Però il dottor Gilmore in vestaglia che si preparava una camomilla alle tre di notte, proprio non se l’aspettava!
– Sei stato anche oggi con quella tua amica, vero? – domandò con un sorriso.
– Non mi dica che hanno informato anche lei! –
- Bè, è normale che sappia quello che state facendo, ma non preoccuparti, non intendo farti la paternale o darti consigli: è la tua vita! –
- Meno male! Mi stavo già preparando mentalmente! Gli altri stanno un po’ esagerando, con questa storia! –
- Si, ma dovresti anche capire perché lo fanno. Se vedessi Jet o Albert presi sentimentalmente da qualcuno, tu di cosa ti preoccuperesti? –
- Bè…che non soffrano? –
- Vedi? Hai capito perfettamente! Buona notte, 007!-

Joe era leggermente preoccupato: i preparativi della nuova missione e gli aspetti strategici della stessa non lo convincevano per niente.
– Lo so che non è un lavoro particolarmente rischioso, ma quando c’è di mezzo lei ho sempre il timore che qualcosa possa andare storto…-
- Uhm…da questo punto di vista non mi darei troppi pensieri. – disse Albert – Piuttosto il vero problema è Bretagna in crisi adolescenziale! Speriamo che rimanga concentrato sulla missione! -
- AHIA!! – il grido di 007 risuonò dalla cucina per la terza volta nella mattinata ma nessuno si scompose.
- …e speriamo almeno che la sua concentrazione sia superiore a quella che sta investendo nel preparare il pranzo! – commentò Punma.
- Guarda che tra dieci minuti dev’essere tutto pronto! – Chang rimproverò senza pietà il suo inesperto aiutante – Mica posso perdere tempo per ricoverarti a causa di un taglio o di una ustione!!-
- Lo so, lo so!! – rispose seccato Bretagna, soffiandosi sulla mano tentando di alleviare la bruciatura.
- Si può sapere che hai? – chiese direttamente l’amico, intuendo già tutto.
- Niente! Sono solo soprappensiero per lo spettacolo! -
- Si? – domandò dubbioso, senza voler approfondire oltre - Rilassati! C’è già Joe, ad avere le sue preoccupazioni! –
- Quali preoccupazioni? –
- Ti sei dimenticato l’affare del night club? Hai perfino fatto un sopralluogo l’altro giorno, insieme a 004!–
- Diamine! Mi era del tutto passato dalla mente! –
- E ci credo! – disse l’amico, guardandolo di sbieco.
007 si meravigliò di come avesse fatto, nel giro di pochi giorni, a resettare dalla memoria tutto quello che c’era da ricordare sul lavoro del quale la loro squadra si stava occupando: lo spaccio di una sostanza capace di asservire le persone al punto tale da poter far compiere a chiunque un delitto e dimenticarsene subito dopo. Joe e Albert avevano scoperto che la droga sarebbe stata “testata” dopo alcuni giorni sugli ignari avventori di un locale, nel quale i Black Ghost avevano piazzato alcuni soggetti di fiducia; loro si sarebbero infiltrati e avrebbero bloccato la “distribuzione” direttamente al momento dell’arrivo del carico.
– Comunque – continuò 006 - come puoi immaginare, Joe non è molto felice all’idea che Françoise debba infiltrarsi nel night club come ballerina di lap dance! –
- Oh…già. E…perché non mi sto infiltrando io? –
Ora l’espressione di Chang era furente.
- Vediamo se ti ricordi! –
Davanti allo sguardo vacuo dell’amico si ritenne tenuto a dare spiegazioni, o meglio, a “ripassare la lezione” e, con un tono non proprio cordiale, gli rammentò che il suo compito sarebbe stato quello di rimpiazzare uno dei “gorilla” di fiducia del direttore una volta che 004 lo avesse tramortito e portato via. 007 sembrò avere di nuovo ben chiaro lo specchietto dell’operazione della quale avevano discusso poco tempo prima, ma la ritrovata memoria non aveva cancellato l’irritazione dal volto di Chang.
- Scusami! – farfugliò Bretagna – è solo che, ultimamente, i ritmi della mia doppia vita stanno diventando un po’ troppo incalzanti! E’ normale entrare un po’ in confusione, no?-
- No!! Come non è normale che quella tua amica ti distragga tanto!-
- Ma non mi distrae affatto, che dici?! – negò l’evidenza.
- Invece si capisce benissimo che ci tieni davvero: se non ci tenessi useresti con lei la tua discutibilissima tecnica di seduzione, anziché fare la persona seria!! -

 

 

Bretagna poteva negare tutto davanti a Chang come davanti a chiunque, ma dentro di sé riconosceva che gli amici non avevano tutti i torti: doveva riprendere contatto con la realtà e stare di più con i suoi compagni di squadra; dal momento che questa cosa era necessaria e improrogabile, tanto valeva farla stando con la persona che riteneva una delle più piacevoli al mondo. Nel pomeriggio raggiunse Françoise, che si stava allenando nella sua palestra improvvisata cercando dei passi di danza che non riusciva a trovare.
La ragazza fece una piroetta, poi si fermò sbuffando insoddisfatta.
- Qualcosa non va? – le domandò l’amico, restandosene appoggiato sulla porta.
- Dovrò chiedere a qualche ragazza di darmi delle lezioni, altrimenti non sarò credibile…-
- …lezioni? –
- Si, di lap dance, è ovvio!! Non l’ho mai fatta in vita mia, per fortuna! -
- Perché chiedere a chicchessia quando ci sono qui io! –
- Tu sei una ballerina di lap-dance? –
- No, tecnicamente no. Però…so come aiutarti! –
Lo sguardo di Françoise divenne un misto di stupore, curiosità e…preoccupazione!
- Devi sapere che un po’ di anni fa conoscevo tale Jaqueline, che se la intendeva saltuariamente con un mio amico e…ehm…con altri della cerchia. Bè, non voglio portarla per le lunghe, ma ci ha fatto assistere per almeno tre volte alla sua performance di lap-dance utilizzando la scopa! –
- La…scopa?! –
- Si, è logico: mica avevamo pali da lap - dance in casa! –
- Non venirmi a raccontare che ti ricordi la coreografia! –
- Movimento per movimento! –
- Mi stai prendendo in giro! A parte il tempo che è passato, sono certa che tu e i tuoi amici guardavate ben altro che i passi del ballo! –
- Si, lo ammetto: guardavo quello che c’era da guardare, che è anche ciò che ha reso quella performance indelebile dalla memoria! Tuttavia permettimi di dirti che ho memorizzato ogni singolo passo proprio perché era un tutt’uno con ciò che c’era da guardare! Insomma, le stesse “grazie”, in stato di immobilità, non facevano assolutamente lo stesso effetto!-
- Di questo ne sono sicura! – disse a bassa voce, mentre cominciava ad avere dei brutti presentimenti.
- …e considera anche una certa “deformazione professionale”: un attore sta sempre attento al modo in cui un corpo si sposta sulla scena!-
- Umpf…adesso si chiama “deformazione professionale”? –
- Non mi credi, vero? Ti faccio vedere…-
- Sei sicuro che sia il caso?…non so se…-
Era sempre più preoccupata!
- Ma certo! – Bretagna rimboccò le maniche della camicia e allentò un po’ di più la cravatta, già rigorosamente mezza slacciata – Preferisci che prenda sembianze femminili? –
- Non so cosa mi metterebbe più a disagio! N…no, resta pure come sei! –
- Ok! A me la scopa! Metti su la musica!-
Partirono le note di “Lady marmelade” e inizialmente Francoise non sapeva più se ridere o nascondere la faccia perché, situazione paradossale a parte, la coreografia di Bretagna era perfetta! Certe volte l’amico le metteva quasi paura!
Concluse con un inchino, scusandosi per non aver lanciato il reggiseno, e aggiunse varie delucidazioni:
- …Naturalmente ci sono cose che a un maschietto, per ovvie ragioni, non possono riuscire molto bene! Mettici anche che un ondeggiare sinuoso della chioma avrebbe migliorato l’effetto complessivo! –
- Cavolo! –
- Allora, mi assumi come istruttore? Tieni anche conto che, come uomo, potrei darti delle dritte che una donna non ti darebbe! –
- E’ proprio questo che mi inquieta! Comunque…si, va bene! Almeno risparmio il tempo di cercarmi un’insegnante! Però giura che sarai professionale! –
- “Professionale” è il mio secondo nome! -
Iniziarono a prepararsi e all’inizio la fanciulla non era esattamente “sciolta”!
- No, non così! Non è danza classica! Non devi evocare delicatezza e raffinatezza, ma sensualità e libido! Devi dire a chi ti sta guardando: “guarda qui: ti piacerebbe essere al posto di questo palo?”-
Francoise era sprofondata completamente nell’imbarazzo!
- Com’è che più mi sento a disagio e più rincari la dose?-
- Evidentemente la mia sfacciataggine è inversamente proporzionale alla tua timidezza! –
- Stai dicendo che se diventassi sfacciata tu ti sentiresti in imbarazzo? –
- Non lo so…è un’ipotesi! –
A quel punto un sorriso malizioso balenò sul viso della ragazza, che, in maniera molto giocosa, iniziò ad applicare i consigli del suo amico guardandolo dritto in faccia e appoggiandosi ogni tanto alla sua spalla mentre gli si muoveva intorno ammiccante.
- Allora, come sto andando adesso? – disse con un tono insolitamente sexy. Bretagna arrossì da capo a piedi!
- B…bene! Direi che la mia ipotesi sull’ “inversamente proporzionale” era giusta! –
Quando, l’indomani, dopo varie prove, giunse il momento della “prova aperta al pubblico”, Joe e Jet non rientravano assolutamente tra gli invitati!
- Non è giusto, ma perché proprio noi???- protestò quest’ultimo.
- Bè, Joe è il mio uomo e davanti a lui mi vergogno da morire…-
- Ma dovrebbe essere il contrario!- replicò Jet, mentre Joe li ascoltava, tacendo perplesso.
- …non è proprio così! – rispose la ragazza, arrossendo.
- E io???-
- Tu…dovresti saperlo: evito volentieri i commenti che potresti fare durante “l’esibizione”! –
- Non è giustoooo!!! E Bretagna? Lui non li fa i commenti? Dovrebbe stare fuori con me! –
- No, lui non potrà fare commenti…-
- E perché mai? -
- …perché si esibirà insieme a me! Ero troppo a disagio a farlo da sola! –
- Almeno mi risparmio questa scena! –
- Ti perdi la parte migliore, invece! – intervenne 007 – Guarda che io sono molto ma molto più sensuale di lei! –
- L’accostamento tra te e la sensualità non potrebbe avvenire neppure dentro al cervello di uno scrittore di storie fantastiche!!- sbuffò l’amico.
- Questo è tutto da dimostrarsi! –
Mentre Joe seguiva con Francoise il battibecco tra i due amici, fece una timida osservazione alla ragazza, che valse l’ammissione di lui e Jet all’esibizione:
- Ma se ti senti a disagio anche davanti a noi due, che comunque saremo presenti quella sera nel locale, come te la caverai davanti a un pubblico di uomini non necessariamente raffinati?-
Gli amici presero posto attorno ai due tavoli adibiti a palcoscenico, senza sapere bene cosa aspettarsi. Punma accese la musica e, quando il pezzo e l’esibizione furono conclusi, il pubblico era vagamente sconcertato.
- Allora, com’è andata? – chiese titubante la ballerina.
- Male al 50%! – rispose Albert, specificando subito: – …non il tuo 50%! –
- L’avevo intuito! – sorrise Francoise.
- E’ stata la performance più inquietante che abbia mai visto! – esclamò Chang.
- …naturalmente al 50%! – rise Punma.
- Non ne capite niente di sensualità! – concluse 007 allontanandosi sculettando.

Francoise non ebbe alcuna difficoltà a farsi assumere in prova per un paio di serate e, con il suo udito riuscì anche a focalizzare con chiarezza chi erano i personaggi da tenere sotto controllo, ovvero una delle ballerine e proprio il gorilla che 007 avrebbe dovuto rimpiazzare.
La sera prefissata per lo smercio della droga, si recò al night per la sua terza esibizione; Joe l’aveva accompagnata le sere precedenti, mentre gli altri erano venuti nel locale solo nella serata decisiva, entrando come semplici clienti, certi di non dare nell’occhio nella folla del weekend. 002 e 005 stavano all’esterno, pronti a ogni evenienza, mentre il resto del gruppo presidiava la sala dall’interno, aspettando il momento opportuno per entrare in azione.
Mentre Bretagna se ne stava per conto suo appoggiato al bancone, una voce maschile lo salutò. Si voltò e, inaspettatamente, si trovò di fronte al marito di Valentine.
- Mi riconosce? – domandò Alfred, interpretando male lo sguardo interrogativo dell’altro.
- Ma certo. Lei è uno dei produttori dello spettacolo in cui lavoro. Generalmente non mi dimentico le facce.
- Immagino…Quindi ricorda anche che sono il marito della sua vecchia amica?
- Naturalmente. – rispose, cogliendo in quella domanda un che di provocatorio. Tuttavia, pensò che forse era la sua coscienza vagamente sporca nei riguardi di quell’uomo a fargli vedere le cose in un certo modo.
- E…sua moglie? – domandò, facendo volutamente lo gnorri.
- Andiamo, lei si porterebbe sua moglie in un posto simile? Non finga di essere ingenuo! –
- Io…a dire il vero, se reputo un posto piacevole, ci porterei mia moglie tranquillamente! –
- Davvero? E pensa anche di guardare le altre donne in sua presenza? –
- Lo farei solo per gioco e insieme a lei: le assicuro che, se avessi la fortuna di avere una moglie come la sua, non avrei occhi che per lei! –
- Ovviamente: lei e mia moglie eravate amici…- il suo sguardo divenne penetrante – quanto amici?–
Che fossero solo amici, purtroppo era vero. Bretagna non ebbe grosse difficoltà ad apparire sincero.
- Che intende dire con “quanto”? Vuole che le faccia vedere la quantità con le mani come fanno i bambini? –
L’altro si fece una mezza risata.
- No, certo che no. Era così per dire…comunque non si atteggi troppo a uomo virtuoso: non penso proprio che sia venuto qui solo per bersi qualcosa con i suoi amici! –
- Ehm…effettivamente…no! –
“Sono in missione, brutto imbecille!” pensò mentre simulava di dargli ragione, salvo poi farsi cogliere da un flash. “La missione!! Diavolo, mi sto distraendo completamente!!”
007 si congedò con una scusa e si spostò in direzione di 004; si sentiva terribilmente irritato, senza saperne l’esatto motivo.
- Allora, hai capito chi è? – sussurrò Albert accostandoglisi con un bicchiere in mano. 007 dovette riordinare un attimo le idee per capire che l’amico si riferiva al “gorilla”.
- Si, si…Non ci vuole molto: occupa la metà della sala!
- Allora tu stai pronto a sostituirlo e a incontrare l’agente dei Black Ghost; intanto ci penseranno 002 e 005 a mettere sotto il torchio il bestione, caso mai qualche elemento ci è sfuggito. Tu pensa solo a non distrarti! – mentre diceva questo, 004 fu quasi obbligato a voltarsi perché una tipa con i capelli rosso fuoco e i capezzoli coperti appena da due stelle di strass blu lo aveva puntato e gli stava gironzolando attorno.
- Tesoro, vuoi compagnia? –
- No, grazie. – rispose freddamente.
- Peccato, sei molto carino! – disse mettendo su un finto broncio e allontanandosi dopo avergli accarezzato la guancia con un dito.
- Peccato, hai perso un’occasione! Certo che con le donne sei proprio spietato! – Bretagna sollevò le spalle e si divertì a canzonare Albert: sapeva quanto all’amico dessero fastidio certi atteggiamenti frivoli e sfacciati. 
- Quella la chiami “donna”?!  A me sembra piuttosto un clown gonfiato!-
L’espressione di Albert era decisamente seccata.
- Qualcosa non va? – chiese Bretagna, fingendo di cascare dalle nuvole.
- Non mi va di sprecare parole per spiegare l’ovvio! –
- Oh, ti infastidisce che una donna ti definisca “carino”! Certo, perché “carino” è un gattino arruffato, un pulcino bagnato, un anatroccolo disperso, un fiocchetto rosa…-
- Piantala immediatamente! Piuttosto, chi era il tizio di prima? -
- Ah, quello? Era il marito di Valentine, l’ultima persona al mondo che avrei voluto incontrare!
- Sinceramente…pensi davvero che l’unico ostacolo tra te e lei sia il marito?
- Bè, se le piaccio almeno un po’, direi proprio di si!
- Se vuoi sapere come la penso, dovresti lasciar perdere questa cosa. La vedo totalmente priva di fondamento: lei ha la sua vita e non credo che ci rinuncerà tanto facilmente per stare dietro alle emozioni di un attimo. Inoltre, per costruire un rapporto vero con qualcuno, bisogna almeno che questo qualcuno sappia con chi ha a che fare!
- A che ti riferisci?
- Ma lo fai apposta? – sbuffò 004 – Credi davvero che essere un cyborg sia del tutto irrilevante quando intrecci un rapporto con chicchessia? –
- No, ma forse…non è così rilevante come intendi tu…- sussurrò G.B., sentendosi come una lucertola che scivola su un vetro.
- Se non lo è, allora diglielo! – disse provocatoriamente l’amico, augurandosi in cuor suo che non lo facesse davvero.
Il passaggio del buttafuori dietro di loro li distolse dalla conversazione. 004 fece un cenno col capo e 007 entrò subito in azione insieme a lui.
Albert lo tramortì, Seven prese le sue sembianze e, senza far sospettare nulla all’agente dei Black Ghost, si impossessò del carico. 009 uscì nella notte dietro al tizio che lavorava per i Black Ghost e si mise silenziosamente a pedinarlo: grazie a lui si sarebbero impadroniti di altri elementi importanti per la loro missione. 007 si era allontanato con la ballerina che si sarebbe dovuta occupare dello smercio, e, fattosi seguire da lei dentro un camerino, la condusse proprio tra le braccia di 003, che provvide a neutralizzarla con un colpo alla nuca.
- Potevi occupartene tu! – protestò la ragazza, mentre l’amico riprendeva le sue sembianze.
– Non avrei mai potuto: lo sai che sono un cavaliere!
L’intera faccenda si chiuse poco dopo la mezzanotte.
Rientrati alla base fecero rapporto al professore. Quel lavoro era stato relativamente semplice per loro e si era anche concluso nel giro di due notti…due notti insonni, che nel caso di Bretagna erano state precedute da altre due notti insonni e da vari giorni lavorativi; non si rese assolutamente conto di crollare addormentato sul divano mentre Joe parlava!
- Finalmente ti sei svegliato!- disse Fran.
- Mmm…quanto ho dormito? –
- Tre giorni! – rispose Ivan.
- C…COSA??!!? –
Davanti alla sua faccia terrorizzata, gli altri scoppiarono a ridere.
- Saranno stati appena dieci minuti! – lo tranquillizzò la ragazza.
- Ah…uff! ti metti pure a fare gli scherzi? –
- Non sei mica capace solo tu! – rispose Ivan con un tono insolitamente monello!
- Ehm…scusatemi! Dicevamo? –
- Niente che tu già non conosca! – rispose Joe.
- E…dobbiamo aggiungere altro? –
- Io aggiungerei solo un semplice “buonanotte”! – disse il professore avviandosi verso la sua camera.
- Si, buonanotte! – disse 007, recuperando il soprabito e il cappello.
- La tua stanza è dalla parte opposta! – disse Chang, seguendone i movimenti – Vai a letto così conciato? –
- A dire il vero, mi sono ricordato che ho un impegno! – disse uscendo di casa prima che qualcuno potesse fare osservazioni.
- Non penso che reggerà ancora a lungo! – commentò Albert quando l’amico fu fuori.
- Già – rincarò Chang – non ha decisamente più l’età per questo genere di cose! -

Valentine gli aveva dato appuntamento fuori dal locale dove era stata con un paio di amiche; si sarebbe fatta riaccompagnare a casa da lui e avrebbero potuto trascorrere insieme un paio d’ore, tanto Alfred sarebbe rientrato certamente molto più tardi di lei.
- Fermiamoci nel prato come l’altra volta. – propose lei – Hai visto che stelle fantastiche ci sono stasera? –
Così si ritrovarono per la seconda volta insieme di notte, al buio, stesi sull’erba a guardare il cielo.
- Tu hai mai tradito Alfred? –
- Tu che cosa intendi per tradimento? –
- Ahi! Vuoi buttare il discorso sul complicato! –
- Si, perché si può tradire col corpo, ma anche solo con il cuore…-
- Intendendo sia in un modo che nell’altro? –
- Non è che la tua è una domanda interessata? – domandò lei con un sorrisetto malizioso e divertito.
- N-nnonononono!!! Che dici?! –
“Come diamine fa a ribaltarmi contro il discorso ogni volta che mi interessa sapere qualcosa?”
Dal giardino del locale che riluceva poco lontano partirono le note di “the look of love” di Dusty Springfield.
“Ci mancava solo questa: pure una canzone romantica!” si disse 007, per niente felice di dover mostrare a se stesso le sue capacità di resistenza psicologica e fisica!
- Secondo te l’amore vero esiste? – domandò Valentine a bruciapelo, fissando malinconica il cielo.
- Bè, credere nell’amore è un po’ come credere in Dio…è un atto di fede. – rispose mettendosi a sedere, sollevato dal fatto che intavolare un discorso lo avrebbe distratto (benché scegliere come argomento la matematica quantistica o la crisi demografica sarebbe stato meglio!).
- E tu ci credi, nell’amore? –
Bretagna sospirò.
- Si, mi sa proprio di si! –
- Beato te! Si vede che non hai avuto molte fregature! –
- Ma le fregature non dipendono dall’amore! –
- No? E da che cosa? –
- Bè, da noi che non sappiamo capire! –
- Capire cosa? – fece lei, sinceramente incuriosita.
- Capire. Punto. Capire le cose, così, in generale…-
La canzone, fortunatamente, cessò per lasciare il posto a un pezzo da disco music.
- E’ meglio che andiamo. – disse la donna, rialzandosi in piedi e sistemandosi la giacca sulle spalle.

Bretagna rientrò a casa direttamente nel pomeriggio del giorno dopo; con Valentine aveva tirato fino a tardi, cioè fino a pochi minuti prima che Alfred rincasasse (e, ormai, si sapeva perfettamente in quale luogo fossero i suoi “appuntamenti di lavoro”) e, visto che dopo appena tre ore sarebbe dovuto andare alle prove, si infilò in un bar a bere caffè per cercare di apparire per lo meno sveglio sulla scena. Ultimate le prove, era finalmente tornato; il suo aspetto sembrava quello di uno straccio anche senza usare le sue trasformazioni! I suoi compagni erano quasi tutti in soggiorno, dediti a diverse occupazioni. Appena lo videro, Chang e Francoise furono quelli che si preoccuparono di più. La ragazza gli offrì un the e, sebbene il suo unico desiderio in quel momento fosse trascinarsi verso un letto, pensò che fermarsi un po’ con i suoi amici potesse sicuramente aiutarlo a rilassarsi, tanto più che aveva le idee abbastanza confuse…
Mentre beveva, lo sguardo era semi ipnotizzato dai movimenti lenti di Geronimo, che stava appoggiato sull’altro tavolino, intento a potare una pianta dalle foglie sottili.
- Ci stai mettendo un secolo! – osservò Jet rivolto a 005 – Guarda che non è mica un intervento chirurgico!
- Se non ci metti amore, questa pianta morirà. – rispose tranquillamente l’indiano.
- Come sarebbe, che devi metterci amore? – domandò perplesso il ragazzo.
- Significa che vuole cura: è debole, quindi va toccata piano, annaffiata e seguita, altrimenti muore o non si sviluppa. -
Bretagna rimase a guardare pensieroso le foglie secche appena recise dall’amico.
- Non pensi di non avere più l’età per questo genere di cose?- gli fece Chang, ripetendo la frase che ultimamente diceva anche troppo spesso, sedendosi al tavolo accanto a lui con una tazza in mano.
- Per quale genere di cose? – rispose, facendo il finto tonto come al solito. Il cinese sbuffò.
- Sinceramente, non capisco per quale ragione continui a farti del male uscendo con lei! –
- Bè…non mi faccio del male! Esco con lei perché siamo amici e perché è piacevole! –
- Si, si…l’amicizia, il piacere… Ti conosco troppo bene!! Ma se a suo tempo ha preferito il tuo amico a te e poi ha sposato un altro che non ti somiglia per niente, per quale motivo le cose adesso dovrebbero essere diverse? – Bretagna restò un attimo in silenzio, poi rispose.
- Intanto capisco il motivo della sua scelta di un tempo: Joyce era davvero molto affascinante, anche se aveva dei modi di fare un po’ sopra le righe…comunque sono passati molti anni …ora è tutto diverso…-
- Già. Soprattutto per te! – gli fece notare l’amico, con la solita franchezza che lo contraddistingueva e che, in quel momento, non era proprio ciò che l’altro desiderava ricevere.
G.B. si fermò a guardare il contenuto ambrato della tazza, dando forma ai suoi pensieri con le parole…
- …e pensare che potrei essere tutto quello lei vorrebbe…perfino Alfred, anche se la cosa, sinceramente, mi farebbe un po’ di ribrezzo…-
Gli occhi di Chang piantati nei suoi lo riportarono con i piedi per terra.
- Dimmi. Solo. Che stavi. Scherzando!! –
- Eh?! S…si, naturalmente!! – si affrettò a dire, cacciando via quel pensiero che lo aveva colto solo per un istante.
- Bretagna, io ascolterei i consigli di Albert…- intervenne Françoise, cercando di essere discreta al massimo.
- Uff… tu lo sai che lui vede sempre tutto nero e, alle volte, è anche un po’ misogino!-
- Lo so, ma lui ha anche, nella maggior parte dei casi, una visione distaccata dei fatti, e so anche che quando ha la possibilità di osservare bene qualcuno, riconosce la bontà delle persone. –
- Quindi stai dicendo che Valentine è cattiva?-
- No, ma certamente è molto egoista. Non vuole stare col marito ma non ha il coraggio di lasciarlo e intanto lo tradisce…-
- …e ci vai di mezzo tu – aggiunse Chang – che, francamente, non sei proprio adatto al ruolo di amante! –
- Perché, scusa? – chiese leggermente piccato.
- Sinceramente – intervenne Jet – spero che tu non ti offenda ma, fossi in lei, con un marito del genere, mi cercherei piuttosto uno come Joe. Oppure, considerando il pallore del consorte, uno come Punma, che almeno ha un po’ di colore! Senza contare che gli africani hanno attributi che solo pochi individui di razza bianca possono vantare, tra cui, modestamente, il sottoscritto! –
Françoise arrossì fin sopra i capelli e, se non fosse stato nero, probabilmente anche il colore di Punma sarebbe apparso vistosamente cambiato!
– Sei…sei imbarazzante, lo sai? – sussurrò 008.
- Comunque – disse Bretagna riprendendo il discorso di prima – non mi va che la riteniate un’egoista: neppure il marito è proprio un santo, considerando che la tratta né più né meno come un oggetto! –
- Si – continuò Jet - ma vorrei ricordarti che la tua bella lo ha sposato solo per interesse! Se dovessi scoprire una cosa del genere di mia moglie, non è che mi verrebbe da trattarla diversamente! E poi, anche se tu non la vedi come un oggetto, credo che, in fin dei conti, non la consideri meglio di suo marito! –
- Che diavolo stai dicendo?! –
- Dico che tu vedi in lei solo un fantasma del passato, di ciò che era nei tuoi ricordi, che non ha niente a che fare con la donna che adesso ti ritrovi davanti! –
Quell’affermazione lo fece ammutolire per un istante, tuttavia il suo orgoglio gli impose di reagire.
- Hai torto. Non capisci niente! – detto questo abbandonò la conversazione e sparì nella sua stanza.

Purtroppo una reazione emotiva è un conto, ma la capacità di ragionare non lo aveva ancora del tutto abbandonato e, dentro di se, non poté non riflettere a lungo su tutte le parole che gli avevano detto i suoi amici. Da qui a girare alla larga dall’oggetto dei suoi desideri, però, c’era ancora troppa distanza. E non solo perché Valentine si faceva trovare sul suo posto di lavoro in maniera sistematica.
- Mio marito stasera resta fuori per lavoro; non me la sentivo di restare in quella casa da sola, quindi gli ho detto che avrei passato la notte da un’amica; Candy mi ha messo a disposizione la sua casa sul mare… –
- Bene – le disse con un sorriso - Allora divertiti! –
- Veramente…mi ha detto che potevo andarci, ma lei non aveva la possibilità di raggiungermi…-
- Allora che ci vai a fare? Sola per sola, tanto vale restare a casa tua! –
- A essere sincera…pensavo di chiederti se te la sentivi di tenermi compagnia per una notte…-
Quella richiesta a momenti gli faceva venire un colpo apoplettico!
- …se non ti è di troppo disturbo…insomma…tu non hai nessuno a casa a cui dar conto…-
“Questo lo dici tu!”
- V…va bene! – balbettò, ancora incredulo – Fammi solo avvisare che non torno, altrimenti si preoccupano!-
Ancora frastornato, uscì in strada a telefonare alla base.
“Ti prego, fa che non risponda 002…ma neppure 006! Anzi, fa che non risponda nessuno dei “numeri pari”!”
- Pronto?- la voce dall’altra parte era quella di 009.
“Joe! Mi è andata di lusso!”
- Sono Bretagna. Volevo solo avvisare che penso di tornare molto tardi. Non preoccupatevi, va bene? –
- Si. E’ tutto a posto? –
- Certo, tutto a posto. Ciao! –
- Ciao. – Joe riattaccò, leggermente perplesso.
“Non gli hai detto che passavi la notte fuori” si affrettò a fargli notare la sua coscienza.
“Mica ho detto una balla” si rispose immediatamente “considerando che tornare il mattino seguente significa tornare tardi!”
L’auto di Valentine percorse la serie infinita di curve che portavano verso il mare. Infine, imboccò una stradina nella campagna e si fermò davanti al basso cancello di una villetta. Lo aprì con il telecomando che le aveva dato l’amica e subito dopo entrarono in casa. Non era un posto molto grande ed era arredato in stile moderno, in modo tale che i colori dessero sobrietà e calore all’ambiente.
- E’ carino, qui. Conoscevo già questo posto, per questo lo preferivo a casa mia: anche se più isolato, mi trasmette tranquillità. –
- Già. – rispose lui, mentre si chiedeva “Allora perché non mi sento tranquillo per niente?”
Valentine appoggiò su una sedia la borsetta e la piccola busta di tela in cui teneva ciò che le serviva per la notte, aprì le finestre e poi si sistemò su una poltrona stirando i muscoli.
- Bè, sono appena le dieci! La serata è ancora lunga. Che facciamo?
- Che ne dici di una passeggiata sulla spiaggia? -  propose G.B.; una parte di lui era felicissima di stare solo in casa con lei, ma un’altra parte voleva obbligarlo assolutamente a venir fuori da quel posto!
- No, sono stanca e la notte è umida! Perché invece non facciamo una cosa che non abbiamo la possibilità di rifare normalmente?
- …tipo guardare un film insieme fino a tardi? – continuò lui, guardandola un po’ stranamente: si chiedeva se avesse indovinato o se lei cercasse di metterlo alla prova per incoraggiarlo a farsi avanti.
Valentine gli regalò uno dei suoi sorrisi luminosi.
- Cosa fai, sai leggere nel pensiero? –
007 sospirò pensando: “Magari! Almeno capirei finalmente che cosa provi per me!”
- Dai!- continuò lei -  Allora vediamo cosa c’è in televisione! Io vado a prendere una coperta, così ci mettiamo comodi sul divano! Che genere di film ti piace?
- Basta che non sia un horror: mi spavento!
- Ma dai! Non dirai mica sul serio?
- Certo, che dico sul serio!
- Allora cerchiamo almeno un bel thriller! Aspetta, quando guardo un film ho bisogno di sgranocchiare qualcosa: vedo cosa c’è in cucina!
Una cosa che Bretagna proprio non riusciva a capire era come mai la sua amica sembrasse così entusiasta nel fare qualcosa di ordinario come guardare un film stesa sul divano in compagnia di qualcuno: con i suoi compagni di squadra capitava spessissimo, nei momenti di tempo libero, di stare tutti ammassati tra poltrone, divano e tappeto a guardare dei film; l’ultima volta Joe non aveva retto l’ennesima storia romantica proposta da Françoise  e si era addirittura addormentato sulla spalla dell’inglese, per essere immediatamente “riposizionato” da 007 dalla parte della sua donna, mettendolo in condizione di essere subito scoperto!
- Nooo, peccato!! – esclamò Valentine dopo aver aperto le varie ante della credenza – Ci sono solo dei corn-flakes!
- Andranno benissimo: scricchiolano quanto le patatine e i pop corn!
Valentine quella sera aveva lo stesso entusiasmo di una ragazzina che faceva il primo pigiama party con le amiche.
Trascorsero tutta la serata uno accanto all’altro sul divano, guardando prima uno di quei film pieni di adrenalina e poi saltando da un canale all’altro fino a tardi, ridendo e commentando tutto quello che capitava loro davanti, incluse le performance erotiche degli attori di un film “hot” che era apparso durante lo zapping e che, per un attimo, mise Bretagna in seria crisi.
-  Daiii!! – protestò lei tra le risate, cercando di riconquistare il telecomando – non girare, voglio vedere che succede!!
- Cosa vuoi che succeda? Al massimo si unisce il vicino di casa! Poi andranno avanti così per i prossimi dieci minuti!
- Ma questa roba non piace tanto a voi uomini?
- Non a tutti! E’ troppo monotona!
- Monotona? Non direi!
- E’ che…- ora non sapeva proprio che inventarsi per eliminare quell’altra fonte di tentazione della quale non sentiva affatto la necessità!
“…se poi ti salto addosso, il poeta di turno come la commenta ‘sta cosa? “Galeotto fu il porno e chi lo fece”?”
- Dai, dimmi! – fece lei, ancor più divertita.
- Si vede troppo l’uomo! Insomma, per uno con i miei gusti non è un bel guardare!
- Magari adesso si invertono e lei va sopra!
- Si vede sempre comunque troppo l’uomo!!
- Oh, allora ti piacciono quelli con le lesbiche!
- …No…si…NO!! Che cosa mi fai dire?!?
- Non è che, per deformazione professionale, cerchi di immedesimarti nella parte? –
- Certo, Stanislavskij scrisse interi libri su come immedesimarsi nei panni di un nero superdotato che riesce a protrarre un coito per cinquanta minuti!!
Fortunatamente la cosa aveva preso una piega decisamente comica e anche le provocazioni giocose di Valentine avevano una durata piuttosto breve. Spensero il televisore che erano quasi le due di notte.
– Non mi ero reso conto che si è fatto così tardi! – esclamò lui meravigliato.
- Già. Penso sia ora di dormire! -
Una sorta di riflesso condizionato impose a Bretagna di domandare:
- Vuoi che rimanga sul divano? –
“ Dì di no!” si disse dopo aver pronunciato la frase.
- No. Restiamo insieme! –
“Perché ho sperato questo, accidenti a me!!” pensò 007, che non si aspettava minimamente di essere realmente invitato nella stanza da letto! Adesso avrebbe dovuto fare appello alla sua ormai risicatissima forza di volontà mettendo a freno tutti gli istinti per la centesima volta! La cosa che più lo metteva a disagio era la tremenda ambiguità di quella situazione; era come essere sul palco senza conoscere il proprio ruolo: praticamente un incubo!
Appoggiò il gilet su una sedia e si slacciò definitivamente la cravatta, che aveva torturato tutta la sera con le dita, dopo di che prese posto nella sua metà del letto, restando scomodamente sospeso tra il bordo e la spalliera.
La donna uscì in quel momento dal bagno con indosso una corta e leggera camicia da notte bianca, che sembrava quasi un vestitino da sera e, vedendo l’amico, scoppiò a ridere.
- Rilassati! Non ti mangio mica! –
- Ah…ehm…- farfugliò diventando color gambero – sono rilassato! E’ che non volevo prendermi tutto lo spazio: tendo a essere un invasore! –
- Tranquillo, c’è un sacco di spazio! –
Si girò verso di lui, appoggiandosi con la testa sul suo petto. Seven ebbe seriamente paura che il vistoso aumento del battito cardiaco l’avrebbe tradito.
- Perché mi sento così a mio agio con te? Dovrei sentirmi in questo modo con mio marito…-
Bretagna sospirò e si limitò ad abbracciarla. Molto più forte di quanto avrebbe fatto un semplice amico…Lei si sciolse quasi in quell’abbraccio e vi rimase senza pensare a nulla.
L’alba li svegliò inondando la stanza di luce. La donna aprì gli occhi, stirandosi languida nel letto. Bretagna la guardava standosene immobile sul cuscino.
- Sarà passato un secolo dall’ultima volta che ho dormito con una donna. E per dormire intendo proprio …dormire! –
- E lo hai fatto da sobrio! –
- …Veramente avrei preferito non esserlo! -
- Perché?-
- Perché da ubriaco, almeno avrei potuto illudermi che tra di noi ci fosse stato qualcosa di più di uno scambio di cuscini! –
Valentine rise.
- Per fortuna tu sei sempre rimasto un gentiluomo! –
- Chissà perché, questa frase alle volte suona decisamente come un insulto! –
- Non lo è: amo i gentiluomini! – disse baciandolo sulla bocca e alzandosi rapida dal letto.
Bretagna rimase di sasso, come un pesce lesso! Valentine si sistemò i capelli nello specchio, e, voltandosi, lo trovò ancora così!
- Muoviti, dai! Dobbiamo tornare! – rise, entrando velocemente nel bagno.
Tornò a casa che ancora non si era svegliato nessuno o, chissà, erano già usciti; in cuor suo ringraziò di non dover sostenere conversazioni con i suoi amici. Entrò in cucina e prese distrattamente la confezione del the dalla credenza, mentre nella testa gli turbinavano le immagini della sera prima.
“Cosa diavolo sto combinando?” si chiese, rimanendo appoggiato con la fronte sull’anta del mobile “Vabbè il rispetto, ma se continua così mi rinchiudo in un eremo di monaci! Non ho nessuna intenzione di diventare un santone indù!”
Jet entrò nella stanza trovandolo nella medesima posizione di poc’anzi.
- Ti senti bene? – domandò conoscendo già la risposta.
- Benissimo. – rispose lui, senza preoccuparsi di essere convincente.
- E stai così bene per i sensi di colpa, spero.-
- Quali sensi di colpa? –
- Quelli per aver trascorso la notte con una donna sposata! –
“Ma che, ce l’ho scritto addosso quello che faccio?”
- Almeno te la sei portata a letto?-
- Jet, un gentleman non racconta queste cose!-
- Ok. Allora dimmi: te la sei portata a letto? –
- Jet, che ho detto due secondi fa? –
- Se non lo dici allora è no!-
- Insomma, me lo fai fare il gentiluomo?-
- Fidati, in questi casi è meglio che ci sia solo una sana scopata! –
- Ma io non ho queste intenzioni! –
- Quali, allora? –
- Bè, io…-
- Visto? – Jet rincarò la dose – Sei in una situazione totalmente ambigua. Bisogna evitare sempre le situazioni ambigue: o dentro o fuori, e questo vale sia per i sentimenti che per le scopate! –
Bretagna scosse il capo con disappunto davanti all’ ovvio doppio senso, riprendendo a parlare seriamente.
- Tu non ti sei mai trovato in una situazione ambigua? –
- Certo! E’ proprio per questo che di sto dando queste perle di saggezza! -
- Insomma, non vi capisco proprio: a sentirvi parlare, un attimo prima dovrei portarla a letto e l’attimo dopo non dovrei neppure sfiorarla perché è sposata! –
- Il problema non è scopare o non scopare, ma non farti sfruttare da lei! E sarà meglio che almeno tu abbia le idee chiare circa le tue intenzioni, dal momento che lei, a quanto pare, non sa neppure che vuole! Almeno uno dei due saprà dove andare a parare perché, credimi, ti stai infilando in un vicolo cieco! –
- Ma che avete tu e Albert? Vi siete messi d’accordo? –
- Evidentemente stiamo cercando di aiutarti. Intendi candidarti all’oscar per l’idiozia in amore?-
- No. E non riciclarmi le battute! –
- Questa era particolarmente riuscita e soprattutto adatta alla situazione!-
- Va bene. Allora grazie per aver stimolato la mia autoconsapevolezza!-
- Non c’è di che: è questo che fanno gli amici! – rispose, ignorando volutamente il tono ironico.
- Lo so: è quello che ti fa apprezzare i nemici! Tra l’altro non capisco proprio perché siete così convinti che stia sbagliando tutto! –
- Come se fosse la prima volta che ti vedo fare scemenze con una donna! –
- Grazie pure per l’immensa fiducia di cui m’avvolgi! -
- Prego! Tieni a mente questo la prossima volta che sarai tu a comportarti come sto facendo io adesso:  ricordati  che io sono sempre peggio di te! -

Ormai era rassegnato ad accettare i suoi inviti. Non riusciva proprio a rifiutarli: era come se stare con quella donna lo riportasse indietro, ma non solo…era come se, in qualche modo, il tempo trascorso con Valentine si trasformasse in “sequenze di vita”, in una sorta di “frame” di un film che nessuno aveva mai girato; erano i pezzetti di una vita che un tempo aveva in qualche modo posseduto, perso e non più riavuto; di una vita fatta di cose apparentemente banali che adesso gli mancavano terribilmente.  E forse era davvero leggermente masochista, come lo accusava Chang, considerando che, nonostante gli facesse male, non voleva perdersi neppure una di quelle “sequenze”.
Anche quella sera Alfred non sarebbe rientrato. E, dopotutto, se fosse rientrato, difficilmente avrebbe avuto qualche brutta sorpresa: che male c’è ad avere un amico a cena?
Questa volta, quando Valentine gli aprì la porta, riuscì davvero a sorprenderlo: era abbigliata in modo semplice, con un vestitino color glicine lungo sul ginocchio, che sembrava più uscito dal guardaroba di Françoise che dal suo, e non aveva un filo di trucco.
– Sono arrivato presto? Se devi ancora sistemarti, ti aspetto qui…-
- Mi preferisci col trucco? –
- A essere sincero…no. Col trucco sembri una specie di bambolina da salotto, così invece sei più vera e anche…più bella. – mentre diceva queste cose gli sfuggì un sorriso malinconico. Lei lo guardò con dolcezza.
- Lo immaginavo; infatti, pensavo di rimanere così, stasera…Sai, per un po’ ho pensato davvero che tu, in fondo,  fossi rimasto sempre lo stesso, ma mi sbagliavo: sei cambiato, e tanto anche…-
- Bè, la mancanza di capelli non è certo un dato irrilevante! – scherzò lui, cambiando espressione come al solito.
- Scemo! Non parlo di quelli! Non so…forse è stato quello che è successo quando hai lasciato il teatro, ma hai uno sguardo molto diverso negli occhi… In fondo ai tuoi occhi…c’è una malinconia che prima non avevi…- ci fu un breve silenzio, poi Valentine azzardò un argomento sul quale non aveva mai chiesto nulla fino a quel momento.
- Sai, non te l’ho mai detto, ma devo confessarti che, nel periodo in cui tu e Sophie stavate insieme…ero gelosa! –
- Di me?!-
- No, non esattamente di te, quanto piuttosto del modo in cui tu e lei vivevate il rapporto. Vedevo che riuscivate a condividere tutto, sia il lavoro che la vita quotidiana, gli amici, le risate, anche i problemi…Tu eri sempre molto dolce con lei, scherzavi, la coccolavi, tenevi conto dei suoi consigli, mentre Joyce…bè, in un certo senso era l’esatto opposto! Com’è successo che è finita tra voi? -
Bretagna sospirò; non si aspettava di dover parlare di questo, anche se, in realtà, aveva fatto i conti con quella parte del suo passato molto tempo prima.
- Com’è finita? Bè, dire che c’è stato un momento preciso in cui è finita sarebbe difficile…è come se tutto si fosse spento lentamente, in un modo del quale non sono stato del tutto consapevole o che ho sottovalutato. Credo che iniziammo a lasciarci dal primo istante in cui il mio lavoro cominciò ad andare bene. Una parte di me lo sapeva che, sfruttando certe occasioni, non sarei stato più in grado di gestire una vita sentimentale…e anche lei lo sapeva; tuttavia, mi lasciò andare…Sophie mi conosceva meglio di quanto non mi conoscessi io stesso e capiva quello che desideravo veramente in quel momento, nonostante i miei dubbi e le mie paure. Mi incoraggiò a seguire la mia strada e, in realtà, non so cosa sarebbe avvenuto se non lo avesse fatto. Io iniziai piano piano a non esserci più, anche se lei provò per molto tempo a mandare avanti la relazione, cercando di non forzare mai le cose, un po’ per discrezione, un po’ perché, dopotutto, non voleva “deresponsabilizzarmi”: in un rapporto ognuno deve fare la sua parte. Ero così preso dal mio mondo e dai miei impegni che dimenticavo perfino i nostri appuntamenti e, dopo uno dei nostri tanti incontri mancati, lei smise di farsi sentire e io, un po’ per vigliaccheria un po’ per distrazione, non la cercai più. Posso solo dire che non vi fu da parte mia alcuna cattiveria, anche se è una ben misera scusa. Forse quando non sei abituato all’amore neppure sai riconoscerlo o forse, semplicemente, chi pensa solo a se stesso è incapace di amare davvero.-
- Scusami. – disse lei – Non avrei dovuto chiederti nulla.
- Non fa niente, è acqua passata. Sono successe tante cose da allora…abbastanza da spiegare la malinconia di cui parlavi prima e…non volevo dirtelo, ma anche per te vale lo stesso: anche il tuo sguardo nasconde una specie di tristezza…-
- Oh, sai…quando collezioni scelte sbagliate! – rispose lei, con un sorriso ironico.
- Figurati, io ormai sono rassegnato al fatto che infilo gli errori come le perline! – fece GB, cercando di riprendere un tono allegro.
Anche Valentine cambiò discorso, mentre disponeva una serie di verdure sul ripiano di lavoro della cucina.
- Non preparavo la cena insieme a un uomo dal periodo che stavo con Joyce, anzi…da quello poco prima di mettermi con lui! –
- Non dirmi che cucinavi solo con me! –
- Riflettendoci adesso, si! Sei l’unico uomo con il quale abbia mai cucinato! –
- E’ perché gli altri sono più autonomi, dal punto di vista della sopravvivenza alimentare! Comunque sono lusingato dal fatto di essere stato l’unico in qualcosa, per te! –
Valentine sorrise, ma non era un sorriso divertito…era un sorriso che nascondeva una nuvola di rimpianti. Bretagna non se ne accorse, intento com’era ad affettare l’insalata. Lei si avvicinò piano, osservandolo e cambiando nuovamente espressione.
- Non l’avrei mai detto: muovi la mano come un professionista dei fornelli! –
- Oh, è solo merito di Chang! Un giorno mi ha praticamente sequestrato in cucina finché non avessi imparato a preparare un’insalata senza mescolarci dentro carne umana…la mia, per inciso! Sai com’è, lavorando con lui al ristorante, capita che ogni tanto ci si avventuri dentro un povero vegano: mica posso traumatizzarlo! –
La velocità del coltello aumentò a vista d’occhio, come se, tagliando quanta più verdura possibile, Bretagna potesse non fare caso al quanto si stesse accorciando la distanza fisica che si frapponeva tra lui e la donna; una distanza che adesso era diventata quasi nulla!
- Allora – sussurrò lei, a un millimetro dal suo collo, facendogli scivolare la mano sul braccio – questa volta potresti essere tu, a insegnarmi qualcosa! –
Bretagna chiuse gli occhi, cercando di richiamare a sé quella già scarsa volontà di trattenersi dal fare una sciocchezza, ma, mentre la sua mente stava compiendo questo sforzo sovrumano, il suo corpo aveva già preso la sua decisione appoggiando il coltello di scatto e stringendo forte le spalle di Valentine, avvicinandosi pericolosamente alle sue invitantissime labbra, pronte per essere baciate.
Nessuno dei due seppe se fu un bene o un male lo squillo insistente del telefono che li riportò di colpo alla realtà. Valentine corse a rispondere: era una delle sue amiche e non ci mise molto a liquidarla. Mentre la donna era al telefono, 007 si domandò cosa sarebbe cambiato tra loro, se l’avesse baciata veramente. E gli venne un pensiero strano: forse avrebbe dovuto dirle la verità su se stesso. Ma fu solo un pensiero.
Il resto della serata trascorse in modo tranquillo, anche troppo tranquillo. Valentine preparò le sue famose omelette, come faceva tanti anni prima, e mangiarono una cena semplicissima chiacchierando e scherzando, esattamente come quando erano dei ragazzi. Sarebbe stata una replica perfetta di quel periodo, se l’atmosfera non avesse avuto un prepotente sfondo di nostalgia.

Albert sollevò lo sguardo dal libro quando Bretagna rientrò, stranamente, a un orario decente.
- Non fare quella faccia e non dire nulla, per piacere! – lo precedette l’amico, appendendo la giacca.
- Per la faccia non posso farci niente, sul parlare sei sempre tu che cominci perché, evidentemente, ne hai bisogno! –
- Si, è vero…Solo che ogni volta…Stasera, ad esempio, mi sembrava che mancasse pochissimo a dirle come stanno le cose…-
- Non le hai detto chi sei. – disse Albert in modo diretto, spostando il discorso su quello che a lui sembrava molto più importante del resto.
- Lei sa perfettamente chi sono!-
- Non è una domanda a sfondo filosofico! Sai benissimo a che mi riferisco.-
- Credi che sia proprio necessario? Insomma…io sono io al di là del fatto che sono un cyborg!-
Lo sguardo dell’amico era incredulo e carico di biasimo.
– Mha, fai un po’ tu. Se ritieni che avere dei poteri come i nostri e gestire attività che non hanno niente di normale sia una cosa assolutamente insignificante e, qualora, per assurdo, dovessi stare con lei e pensi di riuscire a nasconderglielo tutta la vita o che lei non faccia una piega scoprendolo all’improvviso, allora puoi anche non dirle nulla! –
- Non è questo…- cercò di giustificarsi Bretagna – è che, in fondo, ho sempre pensato che una persona che ti ama accetta quello che sei…-
- Per accettare quello che sei, devi prima sapere quello che sei! – ribadì Albert.
- Prima o dopo non cambia la sostanza della cosa! –
Ora l’espressione sul viso di Albert era davvero spazientita!
- Senti, se hai paura di confessare tutto, sia che la ami, sia che sei un cyborg, ti capisco benissimo. Ma se cerchi qualcuno che ti racconti frottole per darti coraggio, allora ti consiglio di guardarti allo specchio e raccontartele da solo, perché io non sono certo disposto a farlo! –
Detto questo, raccolse il suo libro dal divano e si avviò su per le scale. 007 rimase di nuovo da solo, spietatamente inchiodato alla realtà dal suo amico e realizzando definitivamente che, come aveva detto Albert fin dall’inizio, la presenza di un marito tra lui e Valentine fosse il vero ostacolo solo in apparenza.

La sera dopo Alfred era a casa e lui si ritrovò a cena con Joe, Francoise; il professore stava concludendo una relazione e avrebbe cenato dopo e gli altri, chi per una ragione chi per l’altra, erano tutti fuori. I suoi amici constatarono con preoccupazione che quella sera Joe era addirittura più loquace di lui! Considerando che sapevano il periodo strano che stava attraversando, evitarono di fargli domande e cercarono piuttosto di intavolare delle chiacchiere per distrarlo. Al solito, la stessa discrezione non la ebbe Jet che, rientrando dal suo giro, lo ritrovò appollaiato sulla spalliera della sua sedia girata al contrario a fingere di guardare la TV, mentre Joe e Francoise conversavano in terrazza.
- Bè, che è successo oggi? Non hai più l’aria battagliera di stamattina! Hai realizzato per caso di non avere chances? –
- No…si…insomma…in realtà con lei sono sempre in bilico come al solito…-
- E allora? Non mi sembra sia cambiato nulla! Ti sei stufato di restare appeso, finalmente? -
- Non è questo il punto…è che…è tutto troppo complicato! Già è difficile amare qualcuno e farsi riamare, se poi ci mettiamo anche il fatto di doversi far accettare come cyborg, diventa impossibile!-
- Amo la tua coerenza! Non eri tu, qualche tempo fa, durante uno dei nostri soliti discorsi, che, quando Punma ha detto qualcosa di simile, sei scattato come una molla dicendo: “mica i cyborg hanno l’obbligo di accoppiarsi esclusivamente con altri cyborg!”-
- Diamine, che memoria da elefante! Bè, potrei aver cambiato idea! –
- Cambi idea proprio l’unica volta che hai ragione! E poi guarda Joe, ad esempio: a parte Francoise, ha donne che gli salterebbero addosso pur sapendo che cos’è! –
- Lascia perdere Joe: se la plastica scadente made in Cina fosse fatta a forma di Joe, avrebbe comunque delle corteggiatrici! E poi…diavolo, Jet! Già faccio fatica a capire lei, se adesso devo sforzarmi pure di capire te! Cosa vuoi, incoraggiarmi o scoraggiarmi? –
- Né l’una né l’altra, in questo caso: sto solo dicendo che il problema non è neppure essere un cyborg: il problema è solo quello che lei prova nei tuoi riguardi! –
- Cos’è che dicevate di Joe? – la voce divertita di Françoise alle loro spalle interruppe le considerazioni di Jet e strappò a Bretagna la prima risata di quel giorno.
- Già! – disse Joe – Sono molto curioso! -
- Niente! – rispose 007 – Solo che Joe riesce a farsi amare dalle donne nonostante tutto! –
- “Nonostante tutto”? – fece la coppia quasi in coro.
- Ehm…lasciate perdere! – farfugliò l’amico – Tanto, come al solito, parlavamo di me! –
- Pare che la tizia non si sia ancora decisa a tradire il marito! – disse Jet.
- Jet!! – esclamò Bretagna – Ti sembra che questa sia la sintesi adeguata del problema?! –
- Si, ovviamente! Tu sprechi troppo le parole! –
- Ti ricordo che io non voglio incitarla al tradimento! –
- Nooo! E sperare che molli il  consorte cosa sarebbe?! –
- Sarebbe…che non sta bene con lui. Potrebbe lasciarlo anche senza tradirlo…- disse questa frase come se in essa vi fosse la soluzione a ogni problema.
- …oppure potrebbe tradirlo senza lasciarlo! – incalzò Jet.
- Ma non lo sta tradendo! –
- Se per tradimento intendi dartela, allora no! Ma, se rifletti sul fatto che si intrattiene spesso e volentieri con un altro, allora lo ha già tradito! –
- E’ proprio così! – intervenne Joe, sostenendo il discorso di Jet – Non pensi che vedere la propria donna comportarsi con un uomo come fa lei con te sia già una forma di tradimento? –
- Voi dite? –
I due amici annuirono.
- Diamo questo per buono. Però, a questo punto, perché lo sta “tradendo” se tutto rimane identico al punto di partenza sia con me che con lui?-
Françoise si  mise a riflettere.
- Vediamo… quando una donna tradisce il marito? A parte, ovviamente, la prima cosa che pensano tutti gli uomini…-
Bretagna la guardò interrogativo, mentre Jet esclamò:
- Pensata! E, a dire il vero, alle volte penso che non esistano altre motivazioni! –
Françoise lo guardò torva, mentre Bretagna continuava ad avere un punto interrogativo sulla testa e Joe, dopo aver ricevuto l’illuminazione, si unì alla conversazione.
- Ho capito! Ma non lo penso! –
- Sì, ma cosa?! – sbottò 007.
- Tu non lo pensi? – disse Jet – Bene, qui presenti abbiamo un uomo – disse indicando se stesso – un angelo – guardò Joe, che scuoteva il capo ridacchiando – e un deficiente! – indicò Bretagna.
- Insomma, volete spiegarmi cos’è questa cosa??? –
- Mi sa che la donzella ti ha fritto il cervello! Vediamo, se tua moglie ti tradisce, la prima cosa che pensi è “quella santa donna”, oppure “quella…”? –
- Oh, cavolo! Ci sono arrivato! –
- Meglio tardi che mai! –
- Françoise, eliminando questo, quali sono gli altri casi in cui una donna tradisce il marito? –
- Bè, di solito se non lo ama, se è stata a sua volta tradita o non si sente apprezzata… o se ama un altro…ma credo che, in quest’ultimo caso, una donna tenda generalmente a lasciare il marito…-
- Non ho mai visto nessuno dei miei amici lasciare la moglie dopo una storia con un’altra…- rifletté Bretagna.
- Perché erano uomini. – puntualizzò Francoise.
- E le donne sarebbero diverse? –
- Si! – dichiarò l’amica con convinzione – Non fa parte della nostra natura restare con due piedi in una scarpa! –
- Ne dubito fortemente! -
- Ti dico che è così! – insistette la ragazza, leggermente piccata. Bretagna sospirò.
- E va bene. D’altro canto, come disse qualcuno, a tutt’oggi non esistono casi dimostrati in cui una donna abbia torto! –
- Bretagna!!! Finiscila!! Non voglio da te un contentino: voglio che rifletti seriamente su questa cosa! –
- Devo proprio? Intendo: anche “seriamente”? E la conclusione è che se non lascia il marito, allora non mi ama… –
- Probabile…- disse l’amica, pur sapendo a malincuore di ferirlo…
- Basterebbe solo parlare chiaramente! –
- Non è facile per tutti…-
- Per me sì!- affermò 007.
- Ma se questi giorni stai dimostrando l’esatto contrario! – intervenne Jet.
- Solo perché il fatto che è sposata e che tiene alla mia amicizia mi hanno sempre trattenuto dall’esprimere quello che provo! Però, dopo aver studiato alla scuola di recitazione i meccanismi che innescano la tragedia, sai anche come fare per evitarla! –
- Bè, mi spiace per te, ma temo che ti toccherà viverti la tua bella tragedia! –
- Umpf…almeno questa non finirà in un bagno di sangue! –
Jet pensò di rincarare la dose.
- Non ti ama! Non ama nessuno, neanche se stessa. Quale persona sarebbe così idiota da avere al suo fianco tutto ciò che può desiderare e non allungare la mano per prenderlo? –
Bretagna fece cenno con il capo verso Joe.
- Ok, chi non lo farebbe, escludendo i casi con evidenti disturbi mentali? – ribattè Jet, andando a fumare in terrazza. 009 si chiese come facessero ogni volta i suoi amici a parlare di lui fingendo completamente che non ci fosse!
Gilmore scese in quel momento dalle scale e prese posto al tavolo davanti al piatto che Francoise gli aveva tenuto in caldo.
- Allora, come va? A vederti sembrerebbe non troppo bene…- osservò Gilmore rivolto a Bretagna, con il tono di chi non vuol dare troppa importanza alla conversazione; tuttavia c’era una sorta di apprensione che traspariva tra le righe. Bretagna sospirò.
– Devo essere davvero messo male, se adesso anche lei si preoccupa per me…-
- Trovo sia normale preoccuparci di chi ci sta a cuore! – sorrise l’anziano.
– Già. Infatti aveva ragione Jet, quando mi accusava di essermi innamorato di un fantasma del passato e di ignorare la realtà…solo che l’orgoglio mi impediva di ammetterlo…- fece una pausa -…Ma a che cavolo serve un sentimento come l’orgoglio, visto che ci fa solo perdere tempo? Lei lo sa, professore? - 
- Bè, come tu sai, io non ho mai studiato i sentimenti umani…anche se, probabilmente, se mi fossi dedicato a questo studio, avrei fatto meno danni! Penso, tuttavia, che anche un sentimento apparentemente negativo possa esserci utile: un minimo di orgoglio ci serve, nella vita! Così come anche i sentimenti positivi, portati all’eccesso, diventano negativi, come ad esempio un eccesso di compassione…- lasciò il discorso sospeso, poi gli scappò una piccola risata. Bretagna lo guardò incuriosito e meravigliato, e il professore si giustificò: - Sai, non prenderla male, ma alle volte fai le stesse domande che farebbe un bambino: strane e complicatissime al tempo stesso!-

Ormai 007 iniziava a ritenere che i suoi amici avessero ragione da ogni punto di vista, ma la situazione restava strana e ambigua; cominciò a pensare che l’unico sistema per capirci qualcosa e venirne fuori fosse fare una pazzia. Così, la centesima volta che sapeva di poter disporre di metà della notte con lei in attesa del rientro di Alfred, la risposta che gli uscì dalle labbra al telefono fu:
- Stasera ho un impegno, mi dispiace…-
Era molto tardi; i suoi amici erano chi in camera propria chi in giro per la città. Non avrebbe incontrato nessuno nel percorso che separava la sua stanza dalla porta di casa e riuscì perfino a ricontrollare le sembianze che aveva assunto nello specchio dell’ingresso; il riflesso gli rimandò l’immagine di Alfred che risistemava la cravatta.
“E’ terribile…questo aspetto mi fa davvero ribrezzo!”
“E’ l’aspetto che hai preso o il tuo animo in questo momento?” gli rispose la sua coscienza dal profondo. La mise a tacere e uscì. 
Il viso di Valentine si riempì di stupore quando aprì la porta di casa.
- Alfred?!-
- Ciao. - rispose entrando, come se niente fosse.
- Cos’è successo stasera? C’è stato uno sciopero delle escort? – davanti a quella battuta acida “Alfred” tentennò un istante.
- Avevo…avevo voglia di stare un po’ con te…-
La donna lo guardò piena di meraviglia, ma non disse nulla. Lui prese la parola.
- Ti sembra tanto strano? Non sei mia moglie? –
- Mi sembra troppo strano e…si, sono tua moglie. – lo sguardo che gli diede sembrava dapprima orgoglioso, poi quasi sottomesso.
- Cosa c’è? – le domandò, colpito dalla sua espressione, così diversa da quella che le vedeva solitamente sul viso.
- Cosa dovrebbe esserci? E’ tutto come sempre…Tu, piuttosto…-
- Ami un altro? – chiese a bruciapelo.
“Perché dovrebbe dire di si?”
- Perché me lo chiedi? –
“Sempre così…rigira la domanda!”
- Perché ti amo. –
Non seppe come gli venne fuori quella frase, ma questa volta lei impallidì visibilmente e tremò.
- T…tu me lo hai detto solo una volta! –
Bretagna non voleva farle altre domande. La prese e la baciò, come avrebbe voluto fare da tempo. Valentine all’inizio era quasi fredda, poi si abbandonò totalmente, morbida nel suo abbraccio. Lui cercò di non pensare a nulla, ma qualcosa, interiormente, prese il sopravvento…Lei amava dunque il marito? Oppure le sarebbe semplicemente bastato sentirsi amata? …e da chiunque, che fosse stato Alfred o un altro uomo? Oppure…oppure sentiva che l’uomo che la stringeva non era Alfred? Perché quello non era Alfred. L’idea era assurda, anche se…
- Stanotte sei diverso, non sembri neanche tu…-
Questa frase risvegliò completamente la sua coscienza.
– C’è una spiegazione…- rispose facendosi forza - …semplicemente…questo è un sogno.-
Valentine sgranò gli occhi quando il raggio soporifero del paralyser la colpì, facendola sprofondare in un sonno pesante. Bretagna l’accarezzo appena sulla guancia e l’appoggiò sul letto. Si sentiva perfino in colpa a sfiorarla.
Tornò a casa sconvolto.
“Lei non è mai entrata nella mia vita. Che diritto avevo, io, di entrare nella sua? Perché non ascolto mai Chang? E perché questo potere è toccato proprio a me? Sarebbe stato mille volte meglio avere quello di Punma; almeno, stando sott’acqua, mi rinfrescavo le idee!”

Quando 007 finì le prove, Valentine stava come al solito seduta al bancone del bar. Aveva l’aria stordita.
– Tutto bene? – domandò avvicinandosi, sentendo la coscienza terribilmente sporca.
- Teoricamente si…- rispose fissando il vuoto. Le si accostò con lo sguardo preoccupato e allora lei si voltò e gli sorrise.
- Non fare quella faccia: non è colpa tua! –
- Questo lo dici tu! – gli sfuggì a bassa voce.
- Cosa? – fece lei, che non aveva capito.
- N…no, nulla! Dicevi? –
- Niente, solo che ieri notte non so che mi è preso, visto che non ho bevuto…Ho fatto un sogno stranissimo…avrei giurato che fosse vero…- disse fissando la punta delle dita, come se volesse chiedere al tatto di confermarle se la sua era stata realmente un’illusione generata dal sonno pesante.
- Ah. – disse Bretagna, prendendo anche lui un caffè e sforzandosi di simulare un’apparente indifferenza – E c’ero anch’io, nel sogno?-
Qui, stranamente, la donna rimase un attimo a riflettere.
- Non lo so… Hai mai fatto quel genere di sogni in cui una persona ha l’aspetto di un individuo e invece è un altro?-
Davanti a quella frase Bretagna rimase paralizzato.
- Hem…no…mi sembra un po’ complicato…- farfugliò fingendo di sorridere – Bene, devi scusarmi, ma oggi ho un miliardo di cose da fare a casa…devo scappare! Ci vediamo domani con più calma, va bene? – fuggì letteralmente, lasciando a metà il caffè e Valentine sempre più meravigliata…

Punma e Albert lanciarono un’occhiata tesa a Bretagna, immobile nella poltrona con lo sguardo perso nei suoi pensieri e un’occhiata preoccupata a Chang, che sarebbe rimasto solo a casa con lui.
– Sembra una pentola a pressione! – osservò il cinese.
- Coraggio, puoi farcela! Non torneremo tardi! – lo consolò Punma, tutto sommato sollevato all’idea di non dover restare lui a casa!
007 capì di essere arrivato a un punto di non ritorno quando cominciò a sentire distintamente nella sua testa il dibattito tra la sua buona coscienza  e la cattiva.
- Il punto è che tu stai aspettando che sia lei a farsi avanti, quando, forse, dovrebbe essere il contrario…- disse il piccolo diavolo.
- Mi sembra ovvio che non si faccia avanti: le piace una donna sposata! Mica può distruggere una famiglia!! – replicò l’angioletto.
- Quale famiglia del cavolo! Sembra più sposato lui con Chang di quanto non sembri sposata lei col marito!! –
- Quelli sono affari suoi! Se lei lo vede solo come un amico, che amici siano, senza metterle pulci nell’orecchio! –
- E’ lei che mette le pulci!! Una donna innamorata non lancia battutine come quelle che fa lei! –
- Anche se non è innamorata, non è bene intromettersi! Se lei vuole rompere il suo matrimonio, che se ne assuma la responsabilità, piuttosto che lasciare il “lavoro sporco” a un altro!! – in questa parte la buona coscienza iniziò vagamente a prendere le sembianze di Albert…
- …Magari quella povera donna vuol solo essere aiutata a uscire da una brutta situazione e aspetta che qualcuno le porga la mano! – insinuò candidamente la malefica.
- Non sono d’accordo. Se hai sbagliato le tue scelte, devi rimediare senza tirare in ballo nessuno! –
- Ma lui non è nessuno! Lui la ama! Dichiarare il proprio amore non può essere sbagliato! –
- Rischia anche di mandare a monte l’amicizia…- questa battuta l’angioletto non avrebbe dovuto farla…
- Non sono mai stati amici! Lui ha sempre fatto la parte dell’amico! Ora è il momento di dire la verità, e accada quel che accada! –
- Mi hai convinto! – disse Bretagna alla cattiva coscienza, scattando in piedi dalla poltrona sotto gli occhi spaventati di Chang.
– Io non ho detto proprio niente! –
- Non stavo parlando con te! –
- E con chi? – fece l’amico, guardando preoccupato la stanza vuota.
– Lascia stare, non puoi capire! –
- Ah. Sono io quello che non capisce… Effettivamente non ho una laurea in psichiatria! -

Passare dai pensieri ai fatti non era semplice. Era più facile giocare con le parole, quelle che suo marito non le diceva, quelle che poteva dirle solo lui…ma da qui al proclama “parlare chiaro” ce n’era di distanza! Quindi anche quella mattina sarebbe trascorsa come le altre, fino al momento in cui lei, per prendere la borsa dalla sedia, non si fece scivolare distrattamente il foulard con il quale copriva le spalle. Si affrettò con uno scatto a recuperare la stoffa, ma era troppo tardi: Bretagna aveva già visto ciò che lei tentava di nascondergli.
- Aspetta! – disse allarmato, bloccandola immediatamente per un gomito e abbassandole istintivamente il tessuto.
- N…no!! – esclamò la donna, cercando di fermarlo.
- Che hai? – chiese con preoccupazione, guardando i grossi lividi che c’erano su entrambe le braccia.
- Niente…sono caduta…-
- Contro un paio di mani? – disse lui, intuendo al volo e iniziando seriamente a preoccuparsi.
- Va bene, tanto è inutile nascondertelo. – si arrese subito Valentine, mettendosi a camminare con passo spedito per non guardare in faccia il suo accompagnatore – E’ stato Alfred, ma non era mai successo prima…anzi, forse solo una volta…-
- Perché ti ha fatto questo?? – disse Bretagna, trattenendola per il polso e costringendola a fermarsi.
- Perché…non posso dirtelo…-
- In realtà il motivo non conta…Nessun motivo può giustificare una cosa simile. Sai che io non ti avrei mai fatto una cosa del genere. Neanche una volta sola. –
- Si, lo so…- disse lei, non riuscendo più a trattenere le lacrime.
- Lascialo. Non per me, ma per te. Non lo ami. Forse non lo hai mai amato. Che senso ha tutto questo? –
- Io…-
Quelle parole parvero inchiodarla, ma per Valentine era impossibile sostenere quella conversazione. Si divincolò dalla presa dell’amico e si allontanò di corsa.

Valentine non aveva avuto il coraggio di dirgli che il giorno dopo sarebbe partita. Bretagna lo venne a sapere casualmente dalle chiacchiere di un paio di colleghe nel corridoio. Quello era l’ultimo giorno che aveva a disposizione per parlarle, per tentare di chiarirsi, per…trattenerla? L’idea appariva sempre più assurda. Aveva avuto tanto tempo e come lo aveva usato? Aveva fatto finta di niente, aveva nascosto i suoi sentimenti come nel passato. Che senso aveva, in quel momento, disfare tutti gli sforzi compiuti fino ad allora? D’accordo, alcuni istanti aveva vacillato, ma ormai mancava poco: doveva solo trattenersi dal fare sciocchezze e la vita di tutti sarebbe tornata a essere quella di sempre… pensava questo, preparandosi a incontrarla come spesso accadeva quei giorni al bar del foyer; ma questa volta fu preso in contropiede, perché, mentre finiva di risistemare alcune cose nel camerino, Valentine bussò alla porta.
- Ciao. – gli disse semplicemente, come se non fosse accaduto niente il giorno prima – Sono venuta a restituirti questo.- appoggiò sul ripiano sotto lo specchio il libro che Bretagna le aveva prestato il weekend precedente, chiuso dentro una busta di carta.
- Perché non me l’hai detto? – domandò lui a bruciapelo.
- Detto cosa?- chiese Valentine, con quel sorriso ingenuo da bambolina, che sembrava stampato su una rivista.
- Che stasera partite. –
- Perché…tanto tu sapevi già che saremmo ripartiti presto…Le partenze sono tristi e non voglio che tra noi ci sia tristezza. Abbiamo giocato tanto questi giorni, come se il tempo non fosse mai trascorso! –
Bretagna scosse la testa e la sua espressione era troppo seria, come non lo era quasi mai.
- Si, però non si può più giocare con chi ha smesso di farlo…-
- E’ vero, ma cos’altro potevamo fare? – replicò, continuando a sorridere in quel modo che sembrava finto e inopportuno.
- Non lo so…ma, sicuramente, potevamo essere sinceri! –
- Sinceri? Dove ci avrebbe portato questo? –
- E dove ci porta mentire? – chiese fissandola negli occhi. Lei distolse lo sguardo e gli accarezzò il viso, come farebbe la maestra per consolare un bambino.
- Cerca di capire…-
Questa volta Bretagna si allontanò da lei e, semplicemente, le replicò con un tono più amaro che ironico:
- Tesoro, come disse qualcuno, sono un uomo e due cose insieme non mi riescono: o cerco o capisco!- dopodiché andò via senza salutarla.

Françoise finì di riordinare come sempre il tavolo del soggiorno. Scambiò uno sguardo con Albert, accorgendosi che anche lui stava osservando 007 appoggiato al muro accanto alla finestra intento a fissare il vuoto fingendo di guardar fuori.
- Se sta per andar via dovresti cercare di salutarla…- esordì la ragazza, attirando la sua attenzione.
- Tu dici? Non so se sarebbe la cosa giusta…-
- Non è giusto in senso lato…è giusto per te. –
- Françoise, che dici?! – intervenne Jet – Per una volta che tira fuori gli attributi! –
- Bè, Jet, giusto per utilizzare a mia volta questa tua inutile forma di machismo, gli “attributi” può anche rimetterli dentro: se lo conosci, dovresti sapere che, lasciandola andare in questo modo, avrà solo una serie di rimpianti! –
- Ormai staranno già caricando le valigie…- disse Bretagna, come per crearsi un alibi.
- Non è un problema: Jet e Albert stanno andando in città e, se ti danno un passaggio in macchina, certamente dovresti fare in tempo ad arrivare prima della partenza anche senza usare i tuoi poteri! –
Bretagna la fissò, poi scosse la testa.
- Fran, sei un’adorabile rompiscatole! – sorrise 007, andando a prendere il soprabito.
- E tu sei un rompiscatole e basta! – rise l’amica.

- VALENTINE! – Bretagna la chiamò da lontano, mentre, col marito, stavano sistemando le ultime cose nel taxi.
Alfred si voltò. La sua espressione non nascondeva un certo fastidio. Bretagna finse come al solito. – Volevo solo salutare la mia vecchia amica! Oggi non c’è stato modo! Non sarai mica geloso? – disse cercando di essere gioviale e cadendo dalle nuvole. Valentine guardò preoccupata il marito, che le fece cenno di salutarlo e si allontanò di qualche metro verso il taxi.
- Bretagna, sei qui?!- disse lei, incredula, toccandogli appena il braccio.
- Si…non potevo non salutarti come si deve…mi dispiace per l’altro giorno e per stamattina…-
- Non è colpa tua. Io…sono stata molto bene con te. -
- Anch’io…Addio, Valentine. Cerca un modo per essere felice. -
- Grazie.- rispose con un sorriso. Si voltò verso il taxi, coprendo gli occhi con le lenti scure nonostante il sole fosse già sceso...
Albert e Jet assistevano da lontano alla scena standosene appoggiati al cofano della macchina.
- Quei due staranno insieme per sempre - commentò Albert guardando la coppia di sposi che se ne andava - nessun matrimonio è più duraturo di un matrimonio per interesse! –
- Certo che Bretagna ha proprio una mira incredibile, quando punta una donna! –
- Già. Non è sfortuna: se le va proprio a cercare! –

- Così, alla fine, vi siete salutati da buoni amici? – domandò Chang vedendo l’amico rientrare a casa con l’espressione di chi è di ritorno da un funerale.
- Si, se così si può dire…In fondo, è stata la cosa migliore: dopotutto, sento di non avere rimorsi per il mio comportamento…aveva ragione Françoise, come sempre, d’altronde! -
- E…alla fine le hai rivelato chi sei realmente? –
- No, non aveva senso: non c’era bisogno di confessarle chi sono per allontanarla da me…-
Chang sospirò e, dopo un istante di silenzio, parlò cercando scegliere le parole che lo facessero apparire meno indelicato.
- A dire il vero, se pure lei avesse lasciato il marito per te, non riesco a immaginare come sarebbe andata…avete un tipo di vita così diverso!-
007 lo guardò senza rispondere, riflettendo su quelle parole. Chang continuò.
- …Se fossi riuscito a stare con lei, che avresti fatto dopo?-
- In che senso?-
- Saresti rimasto qua, saresti tornato a Londra…che avresti fatto?-
- Sai che non ci ho mai pensato? Non lo so…In genere preferisco vivere il presente e basta.-
- A parte che tu vivi tendenzialmente nel passato, non dico che devi vivere nel futuro, ma, ogni tanto, porsi qualche domanda sarebbe normale e giusto! –
- Di domande me ne pongo anche troppe! Forse non quelle giuste, magari…Certe volte mi chiedo perché il destino me l’ha fatta ritrovare dopo anni solo per farmi sapere che davvero non potevo averla! –
- Forse proprio per questo: per farti sapere che davvero non potevi averla! Credo sia decisamente il karma…-
- Beato te, che hai sempre una risposta pronta per tutto! Mi sa che questo maledetto karma è la versione orientale del peccato cristiano, solo che noi lo scontiamo all’inferno o al purgatorio, voi nelle vite successive! Se il karma esiste, in un’altra vita dovevo davvero essere il più viscido dei donnaioli, considerando quello che mi sta capitando in questa! –
- Al di la di tutto – concluse Chang – io credo che qualche volta le cose debbano andare per forza in un certo modo e non è detto che sia il peggiore, anche se, sul momento, non lo si pensa! Alla fine mi piace credere che la vita che abbiamo sia sempre la migliore delle possibili! -

Il giorno successivo il sole era splendente. Ormai ne era certo: non l’avrebbe più rivista, e, forse, era davvero la cosa migliore. Bastava non pensarci più, lasciarsi anche questa cosa alle spalle, come le tante altre dalle quali si era separato e che non avrebbe mai voluto abbandonare. Mentre faceva queste considerazioni continuava a giocherellare distrattamente con un piccolo oggetto luccicante, facendolo roteare sulla superficie del tavolino del soggiorno; ogni tanto lo tirava su e poi lo faceva girare ancora finché non si fermava…Jet stava steso sul divano, con il sistema nervoso provato da quel rumorino metallico sul vetro…Non voleva dir niente all’ amico, ma lanciò un’occhiata infastidita, cercando poi la solidarietà nello sguardo di Albert che, chiaramente, faticava a leggere il giornale seduto sulla sua poltrona; 004 sospirò, alzando le spalle e facendogli cenno di non parlare, ma Jet non riuscì a trattenersi.
-  Si può sapere che è quel coso? – domandò a Bretagna, cercando di farlo smettere in una maniera più “delicata”. 007, per tutta risposta, sollevò l’oggetto e glielo mostrò: era una fede nunziale.
- Che…che cavolo è?! – fece Jet, lievemente allarmato.
- La domanda giusta è: “di chi cavolo è?”. E la risposta è: di Valentine. L’ho trovata dentro al libro che le ho prestato. –
- Come ha fatto a non accorgersene? –
- Infatti. Non posso credere che non se ne sia accorta. Tanto più che era chiusa in una busta da lettera! –
- C’era scritto qualcosa? –
- Nulla. Quando mi ha restituito il libro non me l’ha dato in mano, lo ha appoggiato sul tavolo del camerino e io non l’ho aperto subito. Qualcuno capisce che può significare? –
- Un bel rebus!- esclamò Jet con un fischio – Che tipa: ha deciso di partire lasciandoti un enigma da risolvere! –
- Si, ma a me non viene in mente neppure l’ombra di un’idea! – rispose sconsolato, tornando a guardare l’anello come se, a un certo punto, dovesse mettersi a parlare.
- Strano, eppure le ipotesi abbondano! – disse Albert, meravigliandosi della mancanza di immaginazione degli amici.
- Ah, abbondano pure? A me ne basterebbe anche una sola, un barlume di uno straccio di spiegazione!! –
- Ora non esagerare: stiamo parlando di ipotesi, non di spiegazioni! –
- Quello che è! Mi dici che ti è venuto in mente? –
- Mha, la prima cosa che penso è legata al valore simbolico di quell’oggetto: un legame con un uomo; custodendo un anello, si vuole custodire un legame…-
- …Quindi, disfacendosene, lo si vuole allontanare? Ma perché darlo a me? –
- Forse perché tu l’hai fatta pensare, oppure per farti capire che quel legame non conta o, semplicemente, per lasciarti un suo ricordo…-
- Io non voglio farmi ricordare da qualcuno che ho fatto soffrire! – disse Jet con biasimo – A meno che non gli voglio male! –
- Se è vera anche una delle cose che pensi, avrebbe dovuto restare lei, non l’anello! – osservò Bretagna.
- …Oppure preferisce coltivare i suoi rimpianti, liberandosi non del legame ma solo, simbolicamente, dell’oggetto che lo rappresenta. – concluse Albert con convinzione.
Jet lo guardava stupito.
- Come hai fatto ad arrivare a un’intuizione del genere? –
- Perché certe donne vivono di rimpianti! – rispose l’amico, con un tono lievemente amaro.
- Forse hai ragione. – disse 007, con lo sguardo rassegnato – Dopotutto, se avesse voluto chiedermi di aspettarla, lo avrebbe fatto. Però spero di dimenticarla…l’ho già fatto una volta, devo solo replicare…-
- Mi sembra la cosa migliore. – annuì Albert.
Seguì un lungo e insolito silenzio, troppo lungo e insolito per piacere a Bretagna: tacere non era nel suo personaggio!
- Ora che è tutto finito, devo dirvi chiaro e tondo che, rispetto a questa storia, voi due siete stati dei perfetti rompiscatole!!-
- Ci siamo comportati esattamente come avresti fatto tu! – rise Jet.
- Nooo! – gli fece eco Albert, ridendo - Siamo stati molto ma molto più discreti e delicati! Jet era quello discreto, io quello delicato!!-
- Quindi, per completare il nostro valido aiuto, ti propongo un metodo infallibile per stare subito meglio!- affermò Jet con convinzione.
- Che sarebbe? – domandò scettico l’interessato.
- Anticipare il tuo turno delle pulizie di una settimana! – rispose, porgendogli secchio, mazza e scopa.
- Ma questa settimana non toccava a te? – osservò Bretagna, con un tono leggermente diffidente.
- Si, ma una volta un uomo saggio disse: “Niente è più catartico del fare le pulizie”! –
- Comincio a pensare che ti segni davvero le mie battute per rigirarmele contro! –
- Prima o poi sarebbe accaduto! – gli fece notare Albert.
- Non è che poi fai il furbo e la prossima settimana scambi il turno con qualcun altro? – domandò 007, ancora dubbioso.
- Guarda che sono una persona onesta! – ridacchiò Jet.
- …E soprattutto ci sono io a controllarlo! – disse Albert.
- …A meno che i tuoi problemi sentimentali non siano duri a lasciarti e tu non abbia bisogno di fare le pulizie per altri quattro o cinque mesi! –
- Stà tranquillo, mi sento già meglio! Penso che questa “sessione terapeutica” sia più che sufficiente! – sorrise agli amici, avviandosi a riempire il secchio.

 

 

 

 

© 11/03/ 2019

 



 
 


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